sabato 1 luglio 2017

Il report dell'evento "Wine Fitness: Il Fiano del Cilento"


La sera del giovedì 29 giugno, presso il ristorante pizzeria "La Frasca" a Pozzuoli, si è svolto un altro incontro targato Wine Fitness... un programma di eventi che, organizzati dall'Associazione Culturale "Enodegustatori Campani", sono volti all'approfondimento di zone vitivinicole attraverso l'assaggio guidato di più bottiglie delle principali aziende del territorio.


Il focus è stato fatto questa volta sui vini prodotti nel Cilento a partire da uve Fiano.

Siamo nella parte meridionale della Campania, in provincia di Salerno, in una terra ricca di storia, così come testimoniato dal Parco Archeologico di Paestum, e di bellezze naturali, fonte d'ispirazione da sempre per poeti e cantori; una terra la cui descrizione voglio lasciare proprio ad una poesia tratta dal sito dell'azienda Viticoltori De Conciliis:

Questa terra...

Insritta tra i monti e il mare
talvolta trasale di luce
talvolta è intrisa d'ombra

s'inerpica su colline di macchia,
trame complicate di rocce indecifrabili,
e improvvisamente si apre al mare
nell'azzurro incontro con il cielo

L'occhio di chi arriva o di chi va via
volge alla meraviglia
talvolta all'inganno
mai alla noia...

In questa vasta terra, che si estende da Agropoli a Sapri, su terreni argilloso calcarei si coltiva già da alcuni decenni il Fiano, antichissimo vitigno a bacca bianca, che trova la sua terra d'elezione in Irpinia, dove dà vita a una delle quattro DOCG della Campania, ma che sa dare emozioni anche quando coltivato altrove, così come testimoniato dalle bottiglie cilentane degustate.

Ad aprire le danze è stato il "Donnaluna" 2016 dell'aziendaViticoltori De Conciliis, marchio storico della viticoltura cilentana, che a Prignano Cilento coltiva ben 21 ettari secondi i principi dell'agricoltura biologica. Prodotto in circa 20'000 bottiglie l'anno, questo Fiano, non filtrato e maturato in solo acciaio, ha mostrato un naso delicato che, con sentori appena accennati di fiori e frutta a polpa bianca, fa da contraltare ad un sorso piuttosto strutturato.

E' stato poi servito il "Kràtos" 2016 dell'azienda di Luigi Maffini che, sita a Giungano, coltiva 15 ettari di vigneto anch'essa secondo i principi dell'agricoltura biologica, ottenendo ogni anno circa 100'000 bottiglie, sulle cui etichette compare lo scenario del golfo di Punta Liscosa. Questo Fiano, il cui nome in greco antico vuol significare "forza", "potere", si ottiene da viti adagiate su dolci colline affacciate sul mare nel territorio del comune di Castellabate... a mio modesto parere è davvero un gran bel vino: ricco di profumi al naso (frutta esotica, menta, note minerali) ed appagante al gusto.

A seguire, abbiamo degustato "Heraion" 2016 dell'azienda I Vini del Cavaliere, che vede i suoi 4 ettari vitati nell'area del Parco Nazionale del Cilento, a Capaccio Paestum, e che vuole omaggiare nel nome il nonno di Giovanni Cuomo (attuale proprietario), ossia il Cavaliere Francesco. Questo Fiano, prodotto in sole 7'000 bottiglie l'anno, matura in solo acciaio ed esprime al naso intensi sentori di frutta esotica, banana in particolare, cui seguono note di erbe aromatiche e frutta secca, mentre al gusto appare pieno e ben strutturato.

E' stato poi la volta del "Tresinus" 2015 dell'azienda San Giovanni, fondata da Mario Corrado e Ida Budetta... due professionisti che hanno deciso di cambiare vita e trasferirsi dalla città di Salerno a Punta Tresino di Castellabate, scommettendo così su una impervia proprietà acquista alla fine degli anni '70 dal padre di Mario. E nel degustare questo Fiano, prodotto in sole 3'000 bottiglie l'anno, mi vien da dire che la scommessa è vinta! Si tratta, infatti, di un vino di rara finezza, dai sentori sussurrati e dalla sapidità struggente, marina. Una vera chicca!

Ultimo vino degustato è il Valentina 2016, prodotto da una delle aziende vitivinicole tra le più antiche del Cilento (basti pensare che il primo vigneto è stato impiantato nel 1938), oggi alla terza generazione di viticoltori; sita a Rutino, l'azienda di Alfonso Rotolo conta circa 7 ettari vitati che si spingono fino a 500 metri sul livello del mare. Questo Fiano, dedicato alla figlia, viene prodotto in sole 4'000 bottiglie l'anno dopo una breve sosta di pochi mesi in barrique; presenta un naso complesso ed un sorso equilibrato, dove l'importante componente alcolica (14%) è ben integrata nella struttura.

Un'altra piacevole serata trascorsa degustando gran belle bottiglie in buona compagnia... cosa volere di più?


Per restare aggiornati sui prossimi eventi dell'associazione "Enodegustatori Campani" seguite il sito e la pagina facebook.

Grazie e alla prossima!





lunedì 26 giugno 2017

Il Fiano riassunto in 7 punti


Foto presa dal web (Fonte: www.tenutadeimille.it)


1. Antichissimo vitigno a bacca bianca, noto e già coltivato dai latini nel meridione d’Italia; la sua origine si ritiene sia nella zona di Lapìo, nelle colline ad est di Avellino.

2. Circa il suo nome, secondo alcuni deriva dalle uve “apianae”, gradite alle api per via della dolcezza degli acini, secondo altri, invece, sarebbero stati i coloni pelasgici provenienti dal Peloponneso, l’antica Apia, a portare in Campania un vitigno che prese in seguito il nome di vite apiana.

3. Nel secondo dopoguerra, con lo spopolamento delle campagne e l'arrivo della fillossera, questo vitigno ha rischiato davvero l'estinzione... evitata grazie ad una tradizione radicata in una piccola area della Valle del Calore, attorno alla cittadina di Lapio, che vedeva il Fiano utilizzato soprattutto per la produzione di un bianco lambiccato, detto anche filtrato dolce, perlopiù destinato ad un consumo locale durante i giorni di festa.

4. Se oggi il Fiano è considerato tra i più importanti vitigni italiani a bacca bianca, lo si deve anche all'opera di recupero effettuata dalla famiglia Mastroberardino che, smarcandosi dalla tradizione lapiana, portò sul mercato un vino bianco fermo e secco, affinato in acciaio, raccogliendo non pochi consensi.

5. Diffuso soprattutto in Campania e in Puglia, il Fiano ha la sua terra d'elezione in Irpinia, dove nell'area della DOCG Fiano di Avellino dà risultati straordinari; in forte espansione è la sua coltivazione nel Beneventano e in provincia di Salerno, dove è conosciuto anche come Santa Sofia.

6. Presenta un grappolo alato con acini dalla buccia spessa, che gli conferisce una particolare resistenza alla Botrytis, consentendo vendemmie molto ritardate e permettendogli, all’occorrenza, di diventare una buona uva da tavola. La vendemmia avviene in genere verso gli inizi di ottobre.

7. Dà vini bianchi di grande finezza olfattiva, ricchi di note floreali, fruttate e balsamiche, con sentori di nocciola e mandorla tostata, frutta a polpa bianca e miele di acacia, pervasi al gusto da una vibrante vena acido-sapida; vini da abbinare a crostacei e molluschi, zuppe e vellutate a base di legumi, primi piatti con verdure ma anche a carni bianche alla griglia.


Se hai trovato questo post interessante... dà un'occhiata al mio ebook "Nozioni su vini, vitigni e zone vitivinicole d'Italia".








domenica 25 giugno 2017

Etna Rosso 2015 Murgo


D'Estate, con il caldo a mille, è davvero difficile trovare un rosso che si presti a farsi bere facilmente.

Tuttavia, qualcosa esiste!


Ecco un vino rosso davvero buonissimo!

Si tratta di un vino ottenuto da uve Nerello Mascalese... in un angolo del Nord a Sud... ovvero sull'Etna.

Ha un colore rosso rubino di bellissima trasparenza... che già incanta solo a guardarlo!

Esprime al naso profumi mediterranei, di erbe aromatiche, di frutta rossa fresca ed al palato è di una beva da paura! Snello ma nello stesso tempo gustoso, sapido... una vera goduria!

Se quest'estate volete bere un rosso, fatevi un regalo... anzi, un piacere! State a sentire un fesso... Prendete una cassa di bottiglie di questo vino!






venerdì 9 giugno 2017

Il report dell'evento "Wine Fitness: Chianti Classico"


La sera del giovedì 25 maggio, nella suggestiva cornice di salotto settecentesco, sito al piano nobile di un palazzo storico della città di Frattamaggiore (NA), si è svolto un altro incontro targato Wine Fitness... un programma di eventi che, organizzati dall'Associazione Culturale "Enodegustatori Campani", sono volti all'approfondimento di zone vitivinicole attraverso l'assaggio guidato di più bottiglie delle principali aziende del territorio.


Il focus è stato fatto questa volta sul Chianti Classico; attualmente comprendente i territori di più comuni delle provincie di Firenze e Siena, questa antica denominazione, i cui primi confini furono tracciati nel 1716 dal Granduca Cosimo III de' Medici, in passato era riferita solo ai territori dei comuni di Gaiole, Radda e Castellina che, insieme, formavano nel XIII secolo l'antica "Lega del Chianti", il cui emblema era un gallo nero (che, tra l'altro, troviamo ancora riportato sulle bottiglie di Chianti Classico). Secondo una leggenda medievale, le repubbliche di Firenze e Siena, divise da una storica rivalità, decisero di ridisegnare i confini dei loro territori affidando la contesa ad una gara di velocità tra due cavalieri, che sarebbero partiti dalle rispettive città al primo canto del gallo: il loro punto di incontro sarebbe stato il nuovo confine territoriale. I fiorentini giocarono d'astuzia scegliendo un galletto nero che, tenuto a digiuno, cantò ben prima dell'alba, consentendo così al loro cavaliere di partire prima e percorre di conseguenza più strada rispetto all'altro contendente: fu così che buona parte della zona del Chianti passò sotto il controllo della repubblica fiorentina ed il gallo nero divenne il simbolo della "Lega del Chianti".

I vini di questa denominazione sono ottenuti da uve Sangiovese in purezza o assemblate con una piccola percentuale di uve a bacca rossa sia locali (come Canaiolo Nero e Colorino) sia internazionali (come Merlot e Cabernet Sauvignon).

I primi vini degustati nel corso della serata sono prodotti dall'azienda I Fabbri, sita in Greve in Chianti (FI), località Lamole, che segue in vigna i principi dell'agricoltura biologica e fa un ridotto uso di solforosa in cantina. I due vini sono: 1) il Chianti Classico Lamole 2014 che, ottenuto da Sangiovese in purezza, fermenta in vasche di acciaio e matura in tini di cemento per 15 mesi; questo vino si è fatto apprezzare per la sua freschezza olfattiva e vivacità gustativa. 2) il Chianti Classico Terre di Lamole 2013, dal punto di vista olfattivo, rispetto al precedente, ha mostrato maggiore complessità (arricchita da lievi note speziate, pepe in particolare) e maggiore struttura al gusto; si tratta di un vino che, ottenuto da uve Sangiovese per il 90% e da uve Colorino per il restante 10%, dopo la fermentazione in tini di acciaio di 50 hl, matura per 15 mesi in vasche di cemento e botti di rovere francese di varia provenienza da 400 e 500 litri di secondo e terzo passaggio.

Siamo passati poi al Chianti Classico Retromarcia 2014 che, ottenuto da uve raccolte da viti di Sangiovese con un'età media di 10 anni, dopo una fermentazione con lieviti autoctoni e 23 giorni di macerazione sulle bucce, matura poi per 18 mesi in botti, barrique e tonneaux di vari passaggi. Si tratta di un vino di un'eleganza assoluta, di suadente complessità olfattiva e di grande piacevolezza gustativa. A produrlo è l'azienda Monte Bernardi che, sita in Panzano in Chianti (FI), produce vini da uve coltivate con metodi biodinamici dal 2004.

E' stata poi la volta del Chianti Classico Rodàno 2015 di Fattoria Rodàno, azienda sita sulla strada che dalla valle del fiume Elsa porta a Castellina in Chianti (SI), in una località dove, nel medioevo, un insediamento benedettino dava ristoro ai pellegrini che dal Nord Europa si dirigevano a Roma.
Ottenuto da uve Sangiovese per il 90% e da uve Canaiolo e Colorino per il restante 10%, raccolte da viti coltivate secondo i principi dell'agricoltura biologica, questo vino, che matura per 18 mesi in legno (80% botti di rovere di Slavonia e 20% in barrique), ha mostrato grande struttura al gusto e note tostate al naso.

Abbiamo concluso la degustazione con il Chianti Classico Riserva 2011 dell'Antico Podere Casanova di Bucciarelli, azienda sita in Castellina in Chianti (SI) e della cui attività vi è traccia dalla fine dell'800. Un vino maestoso, sia al gusto che all'olfatto, molto materico, rimanendo tuttavia elegante e scorrevole; ottenuto da sole uve Sangiovese, questo vino, dopo una lunga macerazione sulle bucce, matura per 18 mesi in legno.


Un grande ringraziamento a Pierpaolo e Mena Damiano, aspiranti Sommelier Enodegustatori, per la gentile e calorosa ospitalità.


Per restare aggiornati sui prossimi eventi dell'associazione "Enodegustatori Campani" seguite il sito e la pagina facebook.

Grazie e alla prossima!








martedì 16 maggio 2017

Il vino in Emilia Romagna riassunto in 7 punti


Immagine presa dal web

1. Regione di passaggio tra il Nord ed il Centro Italia, l'Emilia Romagna è composta dall'unione di due regioni storiche: l'Emilia, posta a nord-ovest e dal clima continentale, prende il nome dalla via Emilia (strada fatta costruire dal console romano Emilio Lepido per collegare le città di Rimini e Piacenza); la Romagna, invece, posta a sud-est e dal clima più temperato per la vicinanza al mare, deriva il nome dal tardo latino "Romània" (termine con cui nel Medioevo si indicavano i territori sotto il controllo dell'Esacrato Bizantino, che aveva sede a Ravenna). 
Circa metà della superficie regionale è pianeggiante, l'altra metà è in parte collinare ed in parte occupata dagli Appennini ligure e tosco-emiliano.

2. Praticata da tempo immemore, la coltivazione della vite ha avuto in questa regione un forte sviluppo in epoca romana; successivamente, un ruolo importante per la produzione vitivinicola è stato svolto dai monaci benedettini, soprattutto nei pressi di Ferrara. Verso la fine del XIX secolo, a causa della fillossera, circa il 90% dei vigneti fu distrutto e la successiva ricostruzione fu lenta; purtroppo, poi, con la costituzione di cooperative di produttori si ebbe inoltre una produzione orientata verso la quantità e che vide protagonista le diverse varietà di Lambrusco: da queste uve si ottenevano vini poco pregiati che, esportati durante gli anni '70 e '80 negli Stati Uniti, erano lì conosciuti come "Red Cola" e commercializzati in lattina. Fortunatamente, negli ultimi tempi la produzione vitivinicola di questa regione sembra aver imboccato un'altra direzione, essendo sempre più orientata verso la valorizzazione dei vitigni autoctoni; anche se la presenza di varietà internazionali nei vigneti è ancora oggi piuttosto rilevante.

3. La parte più occidentale della regione, in provincia di Piacenza, risente della vicinanza all'Oltrepò Pavese e al Tortonese: infatti, i vitigni più diffusi sono Barbera e Croatina (localmente detta "Bonarda") che insieme danno vita al Gutturnio; prodotto sia fermo che frizzante, questo vino rosso deriva il nome da "Gutturnium", coppa romana d'argento ritrovata in zona, verso la fine dell'800, tra le sabbie del Po. 
Oltre a vini rossi ottenuti da vitigni autoctoni ed internazionali, in questa parte della regione si producono anche vini bianchi da uve aromatiche, quali Malvasia Bianca di Candia e Moscato Bianco, nonché da Ortrugo e da vitigni internazionali, spesso prodotti inoltre in versione frizzante o spumante.

4. Tra le provincie di Reggio Emilia e di Modena troviamo la produzione di vini rossi frizzanti, in versione secca o amabile, ottenuti da differenti varietà di uve Lambrusco; la cui produzione maggiore si registra nella denominazione Reggiano. Il Lambrusco di Sorbara, ottenuto da uve coltivate su terreni sabbiosi, si presenta di solito con un colore più scarico e un corpo più leggero; il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro, ottenuto da uve coltivate su terreni argillosi, appare il più strutturato; mentre, il Lambrusco Salamino di Santa Croce, ottenuto da uve coltivate su terreni argilloso sabbiosi, presenta caratteristiche intermedie ai due precedenti e che lo accomunano al Reggiano. 

5. Spostandoci verso est, sulle colline in provincia di Bologna, troviamo la produzione di corposi vini rossi da uve Cabernet Sauvignon, Merlot e Barbera (quest'ultima vinificata anche in versione frizzante), nonché di fragranti e non molto strutturati vini bianchi da uve Sauvignon, Chardonnay, Pinot Bianco, Riesling Italico e Pignoletto; quest'ultimo vitigno dà inoltre vita alla DOCG Colli Bolognesi Classico Pignoletto. La parte pianeggiante della provincia di Bologna, corrispondente alla denominazione Reno (dal nome del fiume che l'attraversa), vede la coltivazione dei vitigni a bacca bianca Montù, Pignoletto, Albana e Trebbiano Romagnolo, da cui si ottengono anche vini frizzanti e spumanti. In provincia di Ferrara troviamo, invece, la denominazione Bosco Eliceo, una zona vitivinicola compresa tra il delta del Po e la foce del fiume Reno, dove si stanno riscoprendo i "vini delle sabbie", ottenuti da vitigni coltivati su terreni sabbiosi e salmastri; tra questi è da menzionare il Fortana ("Uva d'oro"), vitigno a bacca rossa da cui si ottengono vini rossi da bersi entro l'anno e da abbinare a tavola con l'anguilla, in quanto caratterizzati da un colore poco intenso, da delicati sentori di frutta rossa e da un gusto poco tannico ed acidulo.

6. Partendo da Imola e scendendo a sud-est verso il mare, ci troviamo in piena Romagna, la parte più orientale della regione, dove nella campagna a sud di Bologna e Ravenna il vitigno a bacca bianca più coltivato è il Trebbiano Romagnolo, da cui si ottengono enormi quantità di vino, perlopiù poco pregiato. Nei dintorni di Forlì spicca, invece, la coltivazione del vitigno Albana, che dà vita alla DOCG Romagna Albana, comprendente la produzione di vini bianchi secchi, amabili, dolci e passiti. Tra i vini rossi della zona prevale il Sangiovese di Romagna, che si rivela spesso leggero e beverino, soprattutto quando ottenuto da uve coltivate sui terreni sabbiosi nei pressi di Rimini, o piuttosto robusto e complesso, quando ottenuto invece da uve coltivate sulle colline dai terreni calcarei e argillosi nei pressi di Forlì (in particolare nei territori di Predappio e Bertinoro).
Altri vini di questa zona sono il Pagadebit di Romagna, fresco e delicato vino bianco, il cui nome deriva dalla resistenza e produttività del vitigno da cui si ottiene, ossia il Bombino Bianco (che permetteva ai contadini locali di produrre vino anche in annate difficili, permettendo loro di "pagare i debiti"), e la Cagnina di Romagna, ottenuta da uve Refosco dal Peduncolo Rosso (importato dal Friuli in età bizantina e localmente chiamato "Refosco Terrano") ed il cui nome è da ricondursi al gusto un po' aspro (che "morde" il palato come una cagna).

7. Posta al confine tra l'Emilia Romagna e le Marche, la Repubblica di San Marino vanta un'antica storia vitivinicola. Questo piccolo stato, arroccato sul Monte Titano, produce una vasta gamma di vini sia rossi sia bianchi, anche in versione spumante. I vini rossi sono tutti a base di Sangiovese, che rappresenta anche il vitigno più coltivato, mentre i vini bianchi sono ottenuti soprattutto da uve Biancale, Ribolla, Canino, Cargarello e Moscato (da quest'ultimo si ottengono anche vini spumanti dolci e passiti); negli ultimi tempi sono stati introdotti, inoltre, altri vitigni italiani (quali Vermentino, Pignoletto e Ancellotta) ed internazionali (quali Chardonnay, Pinot Bianco, Pinot Nero, Syrah e Cabernet Sauvignon).



Se hai trovato questo post interessante... dà un'occhiata al mio ebook "Nozioni su vini, vitigni e zone vitivinicole d'Italia".






sabato 29 aprile 2017

Il report dell'evento "Wine Fitness: Lambrusco"

La sera del giovedì 27 aprile, presso il ristorante pizzeria "La Frasca" a Pozzuoli, si è svolto un altro incontro targato Wine Fitness... un programma di eventi che, organizzati dall'Associazione Culturale "Enodegustatori Campani", sono volti all'approfondimento di zone vitivinicole attraverso l'assaggio guidato di più bottiglie delle principali aziende del territorio.

Foto di Salvatore Aroldo

Il focus è stato fatto questa volta sui vini prodotti in provincia di Modena, in particolare nel territorio di Bomporto, a partire da uve Lambrusco: in realtà, ne esistono più varietà di vite Lambrusco, alcune delle quali derivano il nome dall'origine geografica, come il Lambrusco di Sorbara... varietà che, coltivata in terreni a prevalente componente sabbiosa, dà vini solitamente più scarichi nel colore e dal corpo più leggero.

Nella sua monumentale opera di ben 5 volumi realizzata negli anni '50 e '60 del secolo scorso e che ha per titolo "Principali vitigni da vino coltivati in Italia", Italo Cosmo a proposito delle diverse varietà di Lambrusco scrive: "quello di Sorbara è senza dubbio il più importante perché dà un vino più pregiato degli altri; malauguratamente non si è molto diffuso al di fuori della sua zona originaria, a causa della sua difettosa conformazione floreale, la quale si traduce in scarsa e talora scarsissima fertilità... Oggi lo si trova tuttavia in quella parte mediana della pianura modenese compresa tra i fiumi Secchia e Panaro e che ha per centro la frazione di Sorbara in Comune di Bomporto".

Durante la serata abbiamo avuto, appunto, modo di assaggiare più vini ottenuti da questa varietà di Lambrusco; ecco, di seguito, qualche nota sui vini degustati e le aziende produttrici.



"Il vino non è matematica: è il frutto di attenta ricerca e smodata passione", queste sono le prime parole che si leggono visitando il sito web dell'azienda di Christian Bellei. Fondata nel 1920 dal suo  bisnonno questa cantina con sede a Bomporto, in provincia di Modena, conta 9 ettari vitati a circa 650 metri d'altitudine in conversione biologica, da cui ottiene una produzione media annua di circa 130'000 bottiglie.

Lambrusco di Modena Spumante DOC Rosé
Ottenuto da uve Lambrusco di Sorbara coltivate nei terreni alluvionali del fiume Secchia, la presa di spuma avviene con metodo Classico e vede un affinamento sui lieviti che si spinge anche oltre 30 mesi.
Vendemmia 2012; sboccatura ottobre 2016. Un vino dal colore oro rosa antico, delicato ed elegante al naso, dove esprime sentori di petali di rosa, note di ciliegia e di fragolina di bosco, affilato al gusto, di spiccata acidità e grande sapidità!
Produzione media annua: 35'000 bottiglie.



Sul sito web di quest'azienda a conduzione familiare, si leggono le parole dell'attuale proprietario, Alberto Paltrinieri: "Quando finii gli studi, mio padre Gianfranco mi chiese cosa desideravo fare nella vita. La mia risposta fu che volevo mantenere viva la tradizione del lavoro che nonno Achille aveva, con una felice intuizione, iniziato nel 1926, e che lui, aiutato da mia madre, aveva sapientemente portato avanti. 
Ora, insieme a mia moglie Barbare, e con il prezioso aiuto degli enologi Attilio Pagli e Leonardo Conti, e dell'agronomo Stefano Dini, curo e vinifico 15 ettari di vigneto nella storica zona del Cristo di Sorbara, la più sottile estensione di terra compresa tra il Secchia e il Panaro, i due fiumi che abbracciano la provincia modenese." 

Lambrusco di Sorbara DOC "Leclisse"
Vino rosso frizzante secco ottenuto da uve Lambrusco di Sorbara; la rifermentazione di questo vino avviene con metodo Charmat lungo.
Vendemmia 2015. Si presente nel bicchiere di un colore leggermente più carico del precedente, anch'esso delicato al naso, ma sicuramente meno intenso al gusto... un vino da servire come aperitivo.
Produzione media annua: 18'000 bottiglie.

Lambrusco di Sorbara DOC "Sant'Agata"
Vino rosso frizzante secco ottenuto da uve Lambrusco di Sorbara; 2 giorni di macerazione a contatto con le bucce; la rifermentazione avviene con metodo Charmat.
Vendemmia 2016. Si presenta nel bicchiere di colore rosso scarico, quasi rosato, al naso esprime sentori di caramella alla ciliegie e viola, mentre al gusto mostra una struttura più compatta rispetto ai due precedenti, non brillando però per intensità delle sensazioni gustative.
Produzione media annua: 15'000 bottiglie.

Lambrusco di Sorbara DOC "Piria"
Vino rosso frizzante secco ottenuto da uve Lambrusco di Sorbara (70%) e Lambrusco Salamino (30%); 3 giorni di macerazione a contatto con le bucce; la rifermentazione avviene con metodo Charmat.
Vendemmia 2016. Il colore più carico, rispetto a quello del vino precedente, fa da preludio alla maggiore struttura ritrovata poi al gusto e sorretta da tannini un po' più presenti; seppur piacevole con i suoi intensi sentori di viola e frutti di bosco, appare meno elegante rispetto ai vini precedenti... forse della batteria è quello (con licenza parlando) più "rustico".
Produzione media annua: 18'000 bottiglie.

Lambrusco di Sorbara DOC "Radice"
Vino rosso frizzante secco ottenuto da uve Lambrusco di Sorbara; rifermentazione naturale in bottiglia con lieviti indigeni.
Vendemmia 2014. Dal colore rosso pallido, appare un po' ritroso al naso, lasciando trapelare solo qualche cenno di frutti di bosco e rametti secchi; più espressivo appare al gusto, mostrando un sorso pieno, secco, con un bell'attacco acido-sapido. 
Produzione media annua: 18'000 bottiglie.


A fine serata ripenso alle parole scritte da Mario Soldati, trattando del Lambrusco, nel suo capolavoro "Vino al Vino": "Non esistono, per i vini, leggi assolute. Sono esseri viventi, al pari di creature umane. Riescono come riescono: imprevedibili, vari, capricciosi. Il loro bello, e il loro buono".



Per restare aggiornati sui prossimi eventi dell'associazione "Enodegustatori Campani" potete anche seguire la pagina facebook.

Grazie e alla prossima!





sabato 22 aprile 2017

Il Lambrusco riassunto in 7 punti


Foto presa dal web

1. La famiglia dei Lambruschi, vitigni a bacca rossa derivati dalla domesticazione della vite selvatica (avvenuta in epoca antica), deriva probabilmente il nome dai termini latini "labrum" (ossia, margine dei campi) e "ruscus" (ossia, pianta spontanea).

2. Il nome di questa famiglia di vitigni può trarre in inganno, facendo presumere relazioni di parentela, che in realtà non esistono, tra i Lambruschi (appartenenti alla specie euroasiatica "Vitis Vinifera") e la specie "Vitis Labrusca" (appartenente al gruppo delle viti americane).

3. La coltivazione di questi vitigni è diffusa in Emilia Romagna e Lombardia, soprattutto nella pianura padana. Si registra, inoltre, una certa presenza anche in altre regioni italiane, tra cui la Puglia.

4. Esistono più varietà di vite Lambrusco, che derivano il nome dall'origine geografica (come per il Lambrusco di Sorbara), da quello del selezionatore (come per il Lambrusco Maestri ed il Lambrusco Marani) o da caratteristiche morfologiche (come per il Lambrusco di Grasparossa, così chiamato per il suo graspo rosso, ed il Lambrusco Salamino, la cui forma del grappolo ricorda un piccolo salame).

5. Queste differenti varietà sono contemplate in più denominazioni, tra cui Lambrusco Mantovano, Lambrusco di Sorbara, Lambrusco Grasprossa di Castelvetro, Lambrusco Salamino di Santa Croce e Lambrusco Reggiano.

6. Da queste varietà di Lambrusco si ottengono vini rossi e rosati frizzanti e spumanti, attualmente rifermentati perlopiù in autoclave ma che in passato (fino agli anni '60) erano ottenuti con rifermentazione in bottiglia senza successiva eliminazione dei lieviti (risultando così in prodotti facili al deterioramento e, per questo, destinati ad un consumo locale). Tali vini esprimono al naso intensi ed ammiccanti sentori vinosi, fruttati e floreali; al gusto si fanno notare per freschezza e vivacità, mostrando un corpo in genere leggero e tannini appena accennati.

7. A tavola i vini da uve Lambrusco trovano facile abbinamento con i piatti tipici della cucina emiliana, come lo zampone e il cotechino, nonché con salumi e antipasti, oltre che con primi piatti come cappelletti in brodo, tortelli di erbetta o di zucca e lasagne.


Se hai trovato questo post interessante... dà un'occhiata al mio ebook "Nozioni su vini, vitigni e zone vitivinicole d'Italia".
  






martedì 11 aprile 2017

La Toscana riassunta in 7 punti


Immagine presa dal web

1. Quando si immagina la Toscana, il pensiero va alle dolci e verdi colline ricoperte da filari ben ordinati di viti dove, immerse tra ulivi e cipressi, raffinate e antiche ville ospitano spesso aziende agricole la cui storia si intreccia con quella del luogo, dando così sapore al fascino paesaggistico di questa regione del Centro Italia. Riparta dagli Appennini dai freddi venti settentrionali, la Toscana presenta un clima mediamente temperato con differenze, però, da zona a zona in funzione della distanza dal mare, dall'altitudine e dalla disposizione dei rilievi.

2. Il nome di questa regione deriva da "Etruria", termine utilizzato dai latini per indicare la terra abitata dagli Etruschi, poi trasformato in "Tuscia" ed, infine, in "Toscana". All'epoca etrusca risalgono, infatti, le origini della viticoltura toscana; tuttavia, fu nel Medioevo che i vini di questa regione ebbero maggior fama, soprattutto grazie al potere politico e commerciale ricoperto dalle città di Firenze e Siena. Successivamente, l'importanza assunta dall'enologia toscana è testimoniata dall'istituzione, voluta da Cosimo III  de' Medici nel 1716, delle prime "denominazioni di origine", in cui si stabilirono le aree e le regole per la produzione dei vini Chianti, Pomino, Carmignano e Valdarno di Sopra.

3. In questa regione si coltivano perlopiù uve a bacca rossa e tra queste la più diffusa è il Sangiovese, da cui si ottengono vini rossi famosi nel mondo. Il territorio del comune di Montalcino, in provincia di Siena, era noto per la produzione di un vino bianco dolce ottenuto da uve Moscato Bianco fino alla seconda metà del '800; ossia, fino a quando Clemente Santi iniziò a studiare le potenzialità del Sangiovese Grosso in questo territorio: successivamente, Ferruccio Biondi-Santi (figlio di Jacopo Biondi e Caterina Santi) iniziò a produrre un vino rosso di eccellente qualità... prese vita così il Brunello di Montalcino, un vino rosso di grande struttura e longevità che, tuttavia, presenta caratteristiche alquanto diverse a seconda della zona di produzione: la parte di Montalcino che volge a sud-ovest, verso la Maremma, mostra un clima più mite e più secco, oltre a terreni più sciolti, con il risultato che in questa zona le uve maturano prima ed il vino risulta più morbido e più pronto; la parte rivolta a nord-est, caratterizzata principalmente da terreni galestro-argillosi alternati a masse di alberese, dà invece vini ruvidi, più austeri ma anche più longevi; infine, il versante sud-est, caratterizzato principalmente da rocce e galestro con presenza di tufo di origine vulcanica,  dà vini di notevole profondità e di grande eleganza.

4. Sempre in provincia di Siena, nel territorio del comune di Montepulciano, il Sangiovese Grosso è alla base di un altro grande vino rosso, il Vino Nobile di Montepulciano, alla cui composizione possono partecipare in piccola percentuale anche altre uve rosse (tra cui il Canaiolo Nero) ed il cui nome si deve ad Adamo Fanetti: questo produttore di Montepulciano, che con la sua cantina si prodigò molto nella promozione dei vini della zona negli anni successivi alle due guerre mondiali, usava chiamare il suo ottimo vino con l'appellativo "Nobile". In questa provincia si produce, inoltre, il più importante vino bianco toscano, la Vernaccia di San Gimignano, da uve coltivate sulle colline dell'omonima città delle torri.

5. La denominazione Chianti comprende una vasta zona, che si estende sul territorio di più provincie e nella quale è possibile individuare sette sottozone: Colli Aretini, Colli Fiorentini, Colli Senesi, Montalbano, Montespertoli e Rufina; mentre, la denominazione Chianti Classico si riferisce solo al territorio più antico, compreso tra le provincie di Firenze e Siena. Attualmente, questo vino è ottenuto da uve Sangiovese in purezza o assemblate con una piccola percentuale di uve a bacca rossa sia locali (come Canaiolo Nero) sia internazionali (come Merlot e Cabernet Sauvignon) e/o di uve a bacca bianca (come Malvasia Bianca e Trebbiano Toscano); l'aggiunta di ulteriori uve risale al 1840 ad opera del barone Bettino Ricasoli, in quanto questo vino, all'epoca ottenuto da sole uve Sangiovese, risultava troppo duro da bere; inoltre, il barone introdusse la pratica del "governo alla Toscana" per arricchirne il colore ed esaltarne i profumi, aumentandone nel contempo gradazione alcolica e struttura: tale pratica enologica è basata su una lenta rifermentazione del vino innescata dalla successiva aggiunta di uve appassite.

6. In provincia di Grosseto troviamo altri due importanti vini rossi a base di uve Sangiovese: il Morellino di Scansano, ottenuto da un biotipo di Sangiovese Piccolo il cui nome deriva dalla razza di cavalli un tempo impiegati per trainare le carrozze, ed il Montecucco Sangiovese. Sempre nella stessa provincia troviamo la produzione del Bianco di Pitigliano che, ottenuto soprattutto da uve Trebbiano Toscano coltivate su terreni tufacei, riposa in suggestive cantine scavate nel tufo.

7. Nel vigneto toscano sono piuttosto diffusi i vitigni internazionali (soprattutto a bacca rossa, come Merlot e Cabernet Sauvignon) che, importati nel '700 dalla Francia, entrano attualmente a far parte di più denominazioni (tra cui Chianti, Carmignano e Pomino) in assemblaggio con altre uve locali (Sangiovese in primis); in particolare, la loro presenza è massiccia in provincia di Livorno, lungo la costa tirrenica, dove li troviamo assemblati al Sangiovese nel Rosso di Val di Cornia ed in purezza nelle denominazioni Suvereto e Bolgheri. Interessanti risultati si stanno ottenendo, invece, da uve Syrah nel territorio di Cortona in provincia di Arezzo.



Se hai trovato questo post interessante... dà un'occhiata al mio ebook "Nozioni su vini, vitigni e zone vitivinicole d'Italia".





venerdì 31 marzo 2017

Il report dell'evento "Wine Fitness: Il Primitivo in Puglia"


La sera del giovedì 30 marzo, presso il ristorante pizzeria "La Frasca" a Pozzuoli, si è svolto un altro incontro targato Wine Fitness... un programma di eventi che, organizzati dall'Associazione Culturale "Enodegustatori Campani", sono volti all'approfondimento di zone vitivinicole attraverso l'assaggio guidato di più bottiglie delle principali aziende del territorio.



Il focus è stato fatto questa volta sui vini prodotti in Puglia a partire da uve Primitivo; quest'ultimo è un vitigno a bacca rossa di origini incerte, il cui nome deriva dalla precocità di maturazione dell’uva, che avviene mediamente tra la fine di agosto e i primi di settembre.
Presente in Puglia da tempo immemore (alcuni ritengono che la sua introduzione risalga al periodo della colonizzazione fenicia), questo vitigno è alla base delle DOC Primitivo di Manduria e Gioia del Colle; si osservano, però, alcune differenze fenotipiche tra i biotipi coltivati nei territori di queste due denominazioni, il che in parte spiega le differenze riscontrabili tra i vini prodotti nelle due zone. In genere a Gioia del Colle troviamo vini più slanciati rispetto a quelli di Manduria, grazie anche alle elevate altitudini, che in alcuni casi arrivano a toccare i 500-600 metri e che garantiscono ampie escursioni termiche (conferendo così all'uve, e quindi anche ai vini, elevata acidità e ricchezza di sostanza aromatiche); mentre a Manduria troviamo, in genere, vini dai colori molto scuri e dagli intensi sentori di frutti di bosco, morbidi e ricchi di alcol.

Primo vino in assaggio è stato il Primitivo Puglia IGP 2015 "Moi" di Varvaglione. Fondata nel 1921, quest'azienda, condotta oggi da Cosimo e Maria Teresa Varvaglione, ha sede a Leporano (in provincia di Taranto) e conta ben 155 ettari vitati, da cui ottiene circa un milione e mezzo di bottiglie l'anno.
Ottenuto da viti coltivate a ridosso del Mar Ionio, questo vino è risultato piuttosto ridotto al naso in prima battuta, aprendosi poi man mano con sentori di amarena e fiori rossi; maggiori consensi ha ricevuto in fase gustativa, concedendo una beva piacevole ed equilibrata.  

Il secondo vino degustato è stato il Salento Primitivo IGP 2011 di L'Archetipo. Quest'azienda, passata nel corso degli anni dalla pratica dell'agricoltura biologica a quella della biodinamica, adotta oggi in vigna, seguendo il pensiero di Masanobu Fukuoka, i principi dell'agricoltura sinergica... ossia, di un'agricoltura del tutto sostenibile, in cui le sinergie tra tutti gli anelli dell'ecosistema sono innescate: al bando la chimica e l'aratura! La filosofia è quella di tornare agli archetipi, ossia alla naturale forma di un qualcosa. I 20 ettari vitati di proprietà dell'azienda sono adagiati ad oltre 300 metri sul livello del mare, ai piedi della murgia barese, su terreni originatesi dall'accumulo di terra rossa residuante dai processi di carsificazione e di erosione dei dossi calcarei (conosciuti con il nome di murgia).
Ottenuto da viti con un'età media di circa 15 anni, coltivate a controspalliera libera, questo vino mi ha colpito al naso per i suoi tratti mediterranei, risultando avvolgente con i suoi sentori di more, cespuglio, arbusti, erbe essiccate e ciliegia selvatica; non mi ha deluso poi al gusto, denotando snellezza ed agile beva. Le uve da cui si ottiene vengono raccolte nella prima settimana di settembre; la vinificazione avviene con l'utilizzo di lieviti autoctoni ed il vino viene lasciato poi maturare in grandi botti di legno di rovere per 12 mesi. Non si effettua alcuna chiarifica o filtrazione. Produzione media annua: 37'000 bottiglie.

Siamo passati poi all'assaggio del Salento Primitivo IGP 2012 "Taras" delle Tenute Al Bano Carrisi. L'azienda è di proprietà del noto cantante, che non dimentica le sue origini, mantenendo vivi dentro di sé l'amore ed il rispetto per la terra... valori trasmessi dalla sua famiglia contadina, che da generazione abita e lavora quelle assolate campagne pugliesi abbracciate dalla macchia mediterranea, dove si produce vino sin dal '700.
Prodotto in circa 35'000 bottiglie l'anno questo vino, ottenuto da viti coltivate ad alberello e maturato in barrique di rovere francese per quasi un anno, deriva il nome dall'eroe mitologico ritratto sull'antica moneta argentea di Taranto... raffigurato a cavallo di un delfino e con un tridente alla mano sinistra,  secondo la leggenda Taras, figlio di Poseidone e della ninfa Satyra, fu tra i primi a colonizzare la Magna Grecia. Dopo un inizio entusiasmante al naso, dove ha esordito con sentori di prugna e ciliegia, note di tabacco dolce e terra umida, il vino ha poi virato man mano su toni meno eleganti di frutta dolce; di discreta struttura e freschezza al gusto. Il giudizio di questo vino è stato forse un po' penalizzato dall'assaggio del vino successivo.

E' stata, infatti, poi la volta del monumentale Gioia del Colle DOC 2008 "17" di Polvanera. Quest'azienda deriva il nome dal fatto che, adiacente alla cantina, si trova una masseria risalente al 1820, la cui struttura era utilizzata in passato per la produzione di carbone: da qui, il soprannome "Polvagnor" (che, in dialetto pugliese, sta per "Polverenera"), dato dai compaesani alla famiglia che la portava avanti e che ha poi ispirato Filippo Cassano, proprietario ed enologo dell'azienda. Con ben 100 ettari vitati ed una produzione annua di circa 280'000 bottiglie, l'azienda è certificata per la pratica di agricoltura biologica e dispone di una suggestiva cantina che, scavata per 8 metri nella roccia calcarea, consente ai vini di affinare ad una temperatura costante.
Frutto di viti con un'età media di circa 70 anni e coltivate ad alberello fino a 450 metri sul livello del mare, le uve da cui questo vino si ottiene sono raccolte nella prima/seconda settimana di settembre. La produzione media annua è di circa 16'000 bottiglie; il periodo di macerazione dura 4 settimane ed il vino matura per 24 mesi in solo acciaio. Si esprime con grande eleganza e complessità al naso: sentori di frutti di bosco, arbusti, grafite ed olive nere svettano su un sottofondo balsamico; di grande struttura e persistenza appare al gusto, saporito, ricco di sostanza, di estratti... quasi masticabile! Ma, nel contempo, è di una bevibilità estrema! Un vero capolavoro!

Infine, abbiamo degustato il Primitivo di Manduria DOC 2013 "ES" di Gianfranco Fino. Nata nel 2004, l'azienda di Gianfranco Fino è passata da poco più di un ettaro a oltre 15 ettari di vigneto, in cui tutte le viti sono coltivate ad alberello secondo i principi dell'agricoltura biologica. Anche se giovane, quest'azienda ha già ottenuto riconoscimenti importanti, acquisendo in pochi anni visibilità a livello internazionale.
Questo vino nasce da uve raccolte dopo un lieve appassimento (fine agosto); le viti da cui queste si ottengono hanno un'età media di circa 60 anni e sono coltivate a circa 100 metri sul livello del mare. Dopo una macerazione che va da due a tre settimane, il vino (prodotto in circa 15'000 bottiglie l'anno) matura poi per 9 mesi in barrique (per il 50% nuove e per il 50% di secondo passaggio). il vino appare ritroso al naso, piuttosto contratto; al gusto è piacevole, di grande struttura e persistenza... ha la stoffa del campione! Un infanticidio!


Grazie e alla prossima!






Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...