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venerdì 24 novembre 2017

Il report dell'evento "Wine Fitness: Alto Adige"

La sera del giovedì 23 novembre, nella suggestiva cornice di un salotto settecentesco, sito al piano nobile di un palazzo storico della città di Frattamaggiore (NA), si è svolto un altro incontro targato Wine Fitness... un programma di eventi che, organizzati dall'Associazione Culturale "Enodegustatori Campani", sono volti all'approfondimento di vitigni e zone vitivinicole attraverso l'assaggio guidato di più bottiglie delle principali aziende del territorio.


Il focus è stato fatto questa volta sull'Alto Adige che, posto a ridosso delle Alpi e quasi interamente montuoso, rappresenta il territorio vitivinicolo più settentrionale d'Italia, mostrando tra l'altro forti influssi culturali e linguistici tedeschi (basta leggere le etichette dei vini per farsi un'idea!). 

Attraversato dal fiume Adige, il Südtirol presenta un clima dai tratti continentali o alpini, a seconda dell'altitudine, caratterizzato da estati calde ed inverni rigidi, nonché da forti escursioni termiche giornaliere che donano ai vini freschezza e profumi.

In quest'affascinante regione, che in antichità apparteneva alla "Raetia", le origini della viticoltura risalgono al 700 a.C. ed i vini retici ebbero in epoca romana molti illustri estimatori; sembra, inoltre, che proprio in queste terre gli antichi romani conobbero l'uso della botte in legno per la conservazione ed il trasporto del vino, che fino ad allora era riposto in anfore di terracotta.

Dato il clima, favorite sono le uve resistenti al freddo, come Sauvignon Blanc e Pinot Nero; oltre alle uve internazionali (piuttosto diffuse sul territorio), troviamo varietà autoctone, da cui si ottengono tra l'altro interessanti risultati, come Schiava, Lagrein e Traminer Aromatico. Tipico nei vigneti è poi il sistema di allevamento a "pergola", che ben si presta alle esigenze della viticoltura di montagna, permettendo di proteggere i grappoli dal forte irraggiamento estivo.

Ma passiamo, ora, ai vini degustati...

Ad aprire le danze è stato il Pinot Bianco 2016 di Terlan che, fondata nel 1893 nell'omonima località vicino Merano, rappresenta una delle cooperative di produttori più all'avanguardia di tutta la Penisola. Questa cantina conta più di centoquaranta soci che si prendono cura complessivamente di oltre centosessanta ettari di vigneto, siti ad un'altitudine compresa tra i 250 e i 900 metri sul livello del mare, ed offre al pubblico una produzione annua che supera abbondantemente il milione di bottiglie.
Prodotto in circa 110'000 bottiglie l'anno, questo vino affina per 5-7 mesi sui lievi in acciaio e rappresenta molto bene il territorio di origine. Si presenta, infatti, nel bicchiere con un vivace colore giallo paglierino con sfumature verdoline, mentre al naso si fa apprezzare per i suoi eleganti sentori floreali e di frutta a polpa bianca, cui seguono note di erbe aromatiche su un lieve sottofondo minerali e fumé; al gusto mostra buona freschezza e discreta sapidità... un vino sulla cui piacevolezza tutti siamo stati d'accordo! Infatti, la bottiglia a tavola è finita subito... segno oggettivo della sua bontà!
Dei vini prodotti da questa cantina ed ottenuti da questo vitigno ho potuto constatare la longevità in una degustazione fatta qualche tempo fa... sono dei bianchi da paura!

Tutti sanno dire "Ti amo", pochi sanno dire Gewürztraminer... come avrete intuito il secondo vino in degustazione è ottenuto da questo vitigno aromatico la cui zona di origine è rivendicata dall'Alto Adige, dal comune di Termeno in particolare. Il nome tedesco con cui il Traminer Aromatco è conosciuto deriva  dal termine "gewürz", che significa "speziato".  
Dal colore giallo paglierino carico con riflessi verde-oro, il Gewürztraminer 2015 di Terlan, la cui produzione si attesta intorno alle 110'000 bottiglie l'anno, si esprime al naso con sentori di albicocca, frutta esotica, fiori bianchi, uva spina ed erbe aromatiche; di buona morbidezza al gusto, mostra un finale leggermente amarognolo.

Siamo, poi, passati all'assaggio dei vini rossi con il buonissimo Blauburgunder 2012 di Garlider... a mio avviso, il più buon Pinot Nero prodotto in Italia e del quale ho già avuto modo di apprezzare più volte la bontà! (Vedi post precedente)
Ci troviamo nella Valle Isarco, la zona vitivinicola più a nord d'Italia, dove Christian Kerschbaumer, secondo i principi dell'agricoltura biologica, coltiva quattro ettari di vigneto su pendenze vertiginose che arrivano al 55% e ad altezze che vanno dai 540 agli 800 metri s.l.m.
Prodotto in poco più di un migliaio di bottiglie l'anno, questo vino, che matura per nove mesi in barrique, si è fatto notare per la delicatezza del colore e l'eleganza dei suoi profumi (al naso è un susseguirsi di sentori di sottobosco, frutta rossa e spezie), nonché per il piacevole equilibrio gustativo: risultando, inoltre, per nulla amarognolo, a differenza di tanti vini prodotti in zona a partire da questo vitigno... un capolavoro!

Quarto vino in degustazione è stato il Lagrein 2013 di Hartmann Donà che, enologo della Cantina di Terlano dal 1994 al 2002, ha iniziato a produrre vino per conto proprio a partire dal 2000.
Il vitigno autoctono da cui questo vino d'autore è ottenuto deriva il nome da Lagaria, cittadina della Magna Grecia situata sulle coste ioniche della Lucania, dove anticamente si produceva il "Lagarintos"... vino ottenuto da viti che verosimilmente furono poi diffuse nel nord Italia. Il robusto vino rosso "Dunkel" che se ne ottiene, riservato ai nobili e al clero, fu oggetto di rivendicazione durante la rivolta contadina del 1526; precedentemente, inoltre, nel 1370 l'Imperatore Carlo IV ne vietò la distribuzione tra le compagnie militari.  
Maturato per un anno in botti di legno, si presenta di colore rosso cupo nel bicchiere, mentre al naso sfoggia i suoi peculiari sentori di brunella alpina (cioccolato fondente e vaniglia), note di frutti di bosco e viola; piuttosto robusto e persistente appare poi all'assaggio, mostrando una fitta trama tannica.

Abbiamo, quindi, concluso la serata con l'assaggio del Torilan 2015 di Terlan, vino rosso ottenuto da uve Merlot per l'85% e da uve Cabernet Sauvignon per il restante 15%, che ci ha dato modo di ricordare come la zona dell'Alto Adige fosse considerata fino alla fine del XIX secolo una sorta di cantina dell'impero austro-ungarico: nel desiderio di produrre vini simili a quelli francesi, i nobili impiantarono vitigni internazionali, come Chardonnay, Merlot, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon.
Prodotto in circa 16'000 bottiglie l'anno, questo vino matura per 7-10 mesi in botti di legno grande; dal colore rosso rubino carico, si esprime al naso con sentori di ciliegia e frutti di bosco su un sottofondo di note speziate, mentre al palato appare ben equilibrato, nonostante la giovane età, pieno e piacevole.

Un bel colpo d'occhio sul panorama enoico altoatesino!

Un grande ringraziamento a Pierpaolo e Mena Damiano, aspiranti Sommelier Enodegustatori, per la gentile e calorosa ospitalità.


Per restare aggiornati sui prossimi eventi dell'associazione "Enodegustatori Campani" seguite il sito e la pagina facebook.

Grazie e alla prossima!




venerdì 21 luglio 2017

Il report dell'evento "Wine Fitness: Greco di Tufo"


La sera del martedì 18 luglio, sulla fresca terrazza di un antico palazzo a corte, sito nel centro storico della città di Frattamaggiore (NA), si è svolto un altro incontro targato Wine Fitness... un programma di eventi che, organizzati dall'Associazione Culturale "Enodegustatori Campani", sono volti all'approfondimento di zone vitivinicole attraverso l'assaggio guidato di più bottiglie delle principali aziende del territorio.




Il focus è stato fatto questa volta sul Greco di Tufo... una delle quattro DOCG della Campania.

I vini di questa denominazione sono prodotti in Irpinia (l'antica terra dei lupi) da uve Greco, ottenute da viti coltivate su terreni argilloso calcarei ricchi di zolfo. E' da sapere che a portare nel territorio di Tufo le prime viti di Greco, allora chiamato "Greco del Vesuvio" o "Greco di Somma",  fu Scipione di Marzo, costretto nel 1647 a lasciare il suo paese natale di San Paolo Belsito (vicino Nola) per sfuggire alla peste. Nei territori di Tufo e degli altri comuni circostanti questo vitigno ha poi trovato la sua zona d'elezione. I di Marzo con il passare del tempo divennero fra i più grandi proprietari terrieri della zona... e la loro cantina, dove ancora oggi vengono prodotti ed affinati i vini, è nelle grotte e nei cunicoli medievali scavati nel tufo delle mura di cinta del paese. Sopra la cantina, il palazzo fortificato di famiglia, mirabile esempio architettonico dell'epoca, domina il paese.

L'anno scorso, l'associazione "Enodegustatori Campani" organizzò una serata di degustazione dedicata proprio a Cantine di Marzo; sicché, in compagnia del simpaticissimo produttore, il Marchese Ferrante di Somma (discendente della famiglia di Marzo), abbiamo avuto modo di degustare quattro annate del Greco di Tufo "Franciscus"... così chiamato in onore di Francesco di Marzo che nel 1866, mentre era a caccia nelle sue terre, vide dei pastori bruciare delle pietre per riscaldarsi... si trattava di zolfo! Da qui, l'inizio di un'importante attività mineraria di zolfo naturale, che diede lavoro ad oltre 500 persone fino agli inizi degli anni '80 del '900 quando le miniere si esaurirono.

In questa serata abbiamo voluto, invece, dare spazio ad altre cantine della zona, attraverso l'assaggio di sei superbe bottiglie.

Ad aprire le danze è stato un vino prodotto nel territorio del comune di Tufo; si tratta del Greco di Tufo 2015 "Miniere" di Cantine dell'Angelo, azienda di proprietà della famiglia Muto, giunta con Angelo alla terza generazione di viticoltori. Si tratta di un vino ricco al naso e al gusto, intenso e persistente... ma che necessita di un po' di tempo per aprirsi al meglio nel bicchiere. Tale vino è ottenuto da viti coltivate con metodi agricoli a basso impatto ambientale su suoli ricchissimi di zolfo... i vigneti nascono, infatti, su una parte di un'antica miniera.

Secondo vino in degustazione è stato il Greco di Tufo 2015 dell'azienda Amarano che, sita a Montefredane in contrada Torre, si avvale della consulenza dell'enologo Carmine Valentino. Questo vino è apparso più immediato rispetto al precedente, mostrando al naso sentori più freschi, di frutta tropicale e a polpa bianca, e al gusto un corpo più slanciato e spigoloso.

Ha fatto poi seguito l'assaggio del Greco di Tufo 2015 di Pietracupa, azienda di Sabino Loffredo sita a Montefredane in contrada Vadiaperti. Questo vino, ottenuto da viti dislocate tra i 400 e i 550 metri sul livello del mare, sosta otto mesi sui lieviti ed è prodotto in circa 12'000 bottiglie l'anno... una garanzia!

Quarto vino in degustazione è stato il Greco di Tufo 2014 "4 20 Quattro Venti" dell'azienda Petilia, il cui nome significa "piccola patria" e riprende il toponimo di un accampamento greco che sorgeva in antichità proprio a Campofiorito, località di Altavilla Irpinia dove è sita l'azienda. Questo vino, ottenuto da viti adagiate a 600 metri sul livello del mare, sulla mansarda dell'areale della DOCG, si è mostrato in forma stupenda, regalando al naso note citrine, sentori di fiori bianchi e di erbe aromatiche, e presentando al palato un corpo affilato, caratterizzato da una spiccata acidità e da una sapidità quasi graffiante.

E' stata poi la volta del Greco di Tufo 2013 "Tornante" dell'azienda Traerte, il cui nome significa "tra le strade di montagna"; quest'azienda di recente fondazione (2011), sita a Montefredane in contrada Vadiaperti, si avvale della grandissima esperienza di Raffaele Torisi. Il vino in questione rappresenta, a mio modesto parere, una delle più superbe espressioni di Greco mai assaggiate! Prodotto in sole 2'000 bottiglie l'anno, mostra grande complessità al naso, dove si apprezzano in particolare note di miele di eucalipto su un lieve sottofondo fumé, ed un gusto estremamente gradevole e persistente... un vero nettare!

Infine, abbiamo degustato il Greco di Tufo 2009 "pietra rosa" della cantina Di Prisco che, sita a Fontanarosa (piccolissimo paese dell'Irpinia molto vicino a Taurasi), si avvale della consulenza dell'enologo Carmine Valentino. Questo vino, ottenuto da uve raccolte tardivamente da viti coltivate fino a 650 metri sul livello del mare nel vigneto di Montefusco, resta sulle fecce grosse per circa 90 giorni e poi per altri 90 sulle fecce fini ed ha dato prova di come il Greco sappia ben resistere alle ingiurie del tempo, assumendo con gli anni complessità.


Sempre un grande ringraziamento a Pierpaolo e Mena Damiano, aspiranti Sommelier Enodegustatori, per la gentile e calorosa ospitalità.


Per restare aggiornati sui prossimi eventi dell'associazione "Enodegustatori Campani" seguite il sito e la pagina facebook.

Grazie e alla prossima!







venerdì 31 marzo 2017

Il report dell'evento "Wine Fitness: Il Primitivo in Puglia"


La sera del giovedì 30 marzo, presso il ristorante pizzeria "La Frasca" a Pozzuoli, si è svolto un altro incontro targato Wine Fitness... un programma di eventi che, organizzati dall'Associazione Culturale "Enodegustatori Campani", sono volti all'approfondimento di zone vitivinicole attraverso l'assaggio guidato di più bottiglie delle principali aziende del territorio.



Il focus è stato fatto questa volta sui vini prodotti in Puglia a partire da uve Primitivo; quest'ultimo è un vitigno a bacca rossa di origini incerte, il cui nome deriva dalla precocità di maturazione dell’uva, che avviene mediamente tra la fine di agosto e i primi di settembre.
Presente in Puglia da tempo immemore (alcuni ritengono che la sua introduzione risalga al periodo della colonizzazione fenicia), questo vitigno è alla base delle DOC Primitivo di Manduria e Gioia del Colle; si osservano, però, alcune differenze fenotipiche tra i biotipi coltivati nei territori di queste due denominazioni, il che in parte spiega le differenze riscontrabili tra i vini prodotti nelle due zone. In genere a Gioia del Colle troviamo vini più slanciati rispetto a quelli di Manduria, grazie anche alle elevate altitudini, che in alcuni casi arrivano a toccare i 500-600 metri e che garantiscono ampie escursioni termiche (conferendo così all'uve, e quindi anche ai vini, elevata acidità e ricchezza di sostanza aromatiche); mentre a Manduria troviamo, in genere, vini dai colori molto scuri e dagli intensi sentori di frutti di bosco, morbidi e ricchi di alcol.

Primo vino in assaggio è stato il Primitivo Puglia IGP 2015 "Moi" di Varvaglione. Fondata nel 1921, quest'azienda, condotta oggi da Cosimo e Maria Teresa Varvaglione, ha sede a Leporano (in provincia di Taranto) e conta ben 155 ettari vitati, da cui ottiene circa un milione e mezzo di bottiglie l'anno.
Ottenuto da viti coltivate a ridosso del Mar Ionio, questo vino è risultato piuttosto ridotto al naso in prima battuta, aprendosi poi man mano con sentori di amarena e fiori rossi; maggiori consensi ha ricevuto in fase gustativa, concedendo una beva piacevole ed equilibrata.  

Il secondo vino degustato è stato il Salento Primitivo IGP 2011 di L'Archetipo. Quest'azienda, passata nel corso degli anni dalla pratica dell'agricoltura biologica a quella della biodinamica, adotta oggi in vigna, seguendo il pensiero di Masanobu Fukuoka, i principi dell'agricoltura sinergica... ossia, di un'agricoltura del tutto sostenibile, in cui le sinergie tra tutti gli anelli dell'ecosistema sono innescate: al bando la chimica e l'aratura! La filosofia è quella di tornare agli archetipi, ossia alla naturale forma di un qualcosa. I 20 ettari vitati di proprietà dell'azienda sono adagiati ad oltre 300 metri sul livello del mare, ai piedi della murgia barese, su terreni originatesi dall'accumulo di terra rossa residuante dai processi di carsificazione e di erosione dei dossi calcarei (conosciuti con il nome di murgia).
Ottenuto da viti con un'età media di circa 15 anni, coltivate a controspalliera libera, questo vino mi ha colpito al naso per i suoi tratti mediterranei, risultando avvolgente con i suoi sentori di more, cespuglio, arbusti, erbe essiccate e ciliegia selvatica; non mi ha deluso poi al gusto, denotando snellezza ed agile beva. Le uve da cui si ottiene vengono raccolte nella prima settimana di settembre; la vinificazione avviene con l'utilizzo di lieviti autoctoni ed il vino viene lasciato poi maturare in grandi botti di legno di rovere per 12 mesi. Non si effettua alcuna chiarifica o filtrazione. Produzione media annua: 37'000 bottiglie.

Siamo passati poi all'assaggio del Salento Primitivo IGP 2012 "Taras" delle Tenute Al Bano Carrisi. L'azienda è di proprietà del noto cantante, che non dimentica le sue origini, mantenendo vivi dentro di sé l'amore ed il rispetto per la terra... valori trasmessi dalla sua famiglia contadina, che da generazione abita e lavora quelle assolate campagne pugliesi abbracciate dalla macchia mediterranea, dove si produce vino sin dal '700.
Prodotto in circa 35'000 bottiglie l'anno questo vino, ottenuto da viti coltivate ad alberello e maturato in barrique di rovere francese per quasi un anno, deriva il nome dall'eroe mitologico ritratto sull'antica moneta argentea di Taranto... raffigurato a cavallo di un delfino e con un tridente alla mano sinistra,  secondo la leggenda Taras, figlio di Poseidone e della ninfa Satyra, fu tra i primi a colonizzare la Magna Grecia. Dopo un inizio entusiasmante al naso, dove ha esordito con sentori di prugna e ciliegia, note di tabacco dolce e terra umida, il vino ha poi virato man mano su toni meno eleganti di frutta dolce; di discreta struttura e freschezza al gusto. Il giudizio di questo vino è stato forse un po' penalizzato dall'assaggio del vino successivo.

E' stata, infatti, poi la volta del monumentale Gioia del Colle DOC 2008 "17" di Polvanera. Quest'azienda deriva il nome dal fatto che, adiacente alla cantina, si trova una masseria risalente al 1820, la cui struttura era utilizzata in passato per la produzione di carbone: da qui, il soprannome "Polvagnor" (che, in dialetto pugliese, sta per "Polverenera"), dato dai compaesani alla famiglia che la portava avanti e che ha poi ispirato Filippo Cassano, proprietario ed enologo dell'azienda. Con ben 100 ettari vitati ed una produzione annua di circa 280'000 bottiglie, l'azienda è certificata per la pratica di agricoltura biologica e dispone di una suggestiva cantina che, scavata per 8 metri nella roccia calcarea, consente ai vini di affinare ad una temperatura costante.
Frutto di viti con un'età media di circa 70 anni e coltivate ad alberello fino a 450 metri sul livello del mare, le uve da cui questo vino si ottiene sono raccolte nella prima/seconda settimana di settembre. La produzione media annua è di circa 16'000 bottiglie; il periodo di macerazione dura 4 settimane ed il vino matura per 24 mesi in solo acciaio. Si esprime con grande eleganza e complessità al naso: sentori di frutti di bosco, arbusti, grafite ed olive nere svettano su un sottofondo balsamico; di grande struttura e persistenza appare al gusto, saporito, ricco di sostanza, di estratti... quasi masticabile! Ma, nel contempo, è di una bevibilità estrema! Un vero capolavoro!

Infine, abbiamo degustato il Primitivo di Manduria DOC 2013 "ES" di Gianfranco Fino. Nata nel 2004, l'azienda di Gianfranco Fino è passata da poco più di un ettaro a oltre 15 ettari di vigneto, in cui tutte le viti sono coltivate ad alberello secondo i principi dell'agricoltura biologica. Anche se giovane, quest'azienda ha già ottenuto riconoscimenti importanti, acquisendo in pochi anni visibilità a livello internazionale.
Questo vino nasce da uve raccolte dopo un lieve appassimento (fine agosto); le viti da cui queste si ottengono hanno un'età media di circa 60 anni e sono coltivate a circa 100 metri sul livello del mare. Dopo una macerazione che va da due a tre settimane, il vino (prodotto in circa 15'000 bottiglie l'anno) matura poi per 9 mesi in barrique (per il 50% nuove e per il 50% di secondo passaggio). il vino appare ritroso al naso, piuttosto contratto; al gusto è piacevole, di grande struttura e persistenza... ha la stoffa del campione! Un infanticidio!


Grazie e alla prossima!






sabato 18 febbraio 2017

Il report dell'evento "Wine Fitness: Cirò"

La sera del giovedì 16 febbraio, presso il "Ramblas Tapas Ristorante" a Grumo Nevano, si è svolto un altro incontro targato "Wine Fitness"... un programma di eventi che, organizzati dall'Associazione Culturale "Enodegustatori Campani", sono volti all'approfondimento di zone vitivinicole attraverso l'assaggio guidato di più bottiglie delle principali aziende del territorio.




Il focus è stato fatto questa volta su quella che è considerata la più famosa denominazione della regione Calabria, ossia Cirò, che prende il nome dalla cittadina, in provincia di Crotone, affacciata sul mar Ionio e un tempo chiamata Cremissa; in antichità il vino qui prodotto, il "Krimisa", veniva dato in dono agli atleti che ritornavano vincitori dalle Olimpiadi di Atene, e la sua produzione divenne così importante che, per facilitare il carico delle navi che attendevano nel porto, furono costruiti con tubi di terracotta dei veri e propri "enodotti" che partendo dalle colline circostanti arrivavano direttamente ai punti di imbarco. Sui terreni argilloso-sabbiosi del territorio di Cirò e di altri comuni limitrofi, si coltiva il Gaglioppo, vitigno autoctono a bacca rossa il cui nome deriva da un termine greco che significa “bellissimo piede”, dove per “piede” si intende il rachide e quindi per estensione l’intero grappolo. Tale vitigno, che fu verosimilmente importato in Italia dai coloni greci nel VII secolo a.C., era probabilmente alla base del vino "Krimisa".



Ad aprire le danze è stato il Cirò Rosso Classico Superiore Riserva 2012 di Caparra & Siciliani, una cooperativa che sin dai primi anni '60 rappresenta un punto di riferimento per l'intero territorio. Produttori di vino sin dal XIX secolo, le famiglie Caparra e Siciliani lavorano le uve provenienti dai vigneti di proprietà dei soci, estesi per oltre 200 ettari. Si tratta di un vino dall'ottimo rapporto qualità/prezzo, di facilissima reperibilità, dotato di buona freschezza e tannini vellutati, caratterizzato al naso da sentori di piccoli frutti a bacca rossa e note di pelliccia; matura in botti di rovere di Allier.



Il secondo vino degustato è stato il Cirò Rosso Classico Superiore Riserva "Duca Sanfelice" 2011, fruttato e floreale al naso, di maggiore struttura rispetto al precedente, ma con tannini ancora da limare al palato. Le uve con cui si ottiene questo vino derivano da vecchie viti coltivate ad alberello, principalmente dalla vigna "Duca Sanfelice"; dopo 7/8 giorni di macerazione, il vino matura in solo acciaio per 36 mesi. Di questo nettare ne vengono prodotte in media ogni anno circa 250'000 bottiglie... come a testimoniare che si possono ottenere vini di qualità anche con numeri elevati (cosa che non spesso riesce a verificarsi). L'azienda produttrice è Librandi, tra le più grandi in Calabria; vanta, infatti, ben 232 ettari vitati distribuiti in sei tenute. Dal sito web aziendale si legge che "I vigneti della tenuta Ponta", nucleo storico dell'azienda, "sono stati impiantati in origine da Raffaele Librandi, padre di Antonio e Nicodemo e nonno dei Librandi dell'ultima generazione in azienda, negli anni '50".


Successivamente abbiamo dato spazio ai vini dell'azienda 'A Vita, il cui nome in dialetto calabrese indica la vite. Otto sono gli ettari vitati condotti da Laura e Francesco, friulana lei e calabrese lui, secondo i principi dell'agricoltura biologica, utilizzando rame e zolfo con parsimonia e facendo sovesci e ridotte lavorazioni del terreno per preservarne la fertilità e favorire la biodiversità del suolo. In cantina le fermentazioni sono spontanee con lieviti indigeni e senza aggiunte di enzimi; basso, inoltre, è l'utilizzo di solforosa.


Abbiamo degustato il Cirò Rosso Classico Superiore 2013, che si è fatto apprezzare per la piacevolezza e consistenza gustativa; ottenuto da viti coltivate in collina (fino a 100 metri sul livello del mare), dopo 5 giorni di macerazione, questo vino matura in acciaio per 18 mesi. Ne vengono prodotte ogni anno in media 8'000 bottiglie.


Altro vino degustato di quest'azienda è stato il Cirò Rosso Classico Superiore Riserva 2010, che è risultato di una complessità straordinaria, fruttato, speziato, balsamico... un vino profondo e di squisita fattura, ottenuto da vecchie viti coltivate in collina, tra i 50 e i 100 metri s.l.m.; dopo ben 2 mesi di macerazione, il vino matura in botti di rovere da 2000 litri per un anno. Solo 3'500 bottiglie per uno vino che, a mio modesto avviso, è da annoverare tra i più grandi rossi italiani.



Incastonata come un brillante tra quella dei due vini precedenti, la degustazione del Cirò Rosso Classico Superiore "Aris" 2013 ha dato prova dell'eleganza che si può raggiungere lavorando la terra e le uve di questa denominazione... un vino che si mostrava un po' ritroso al naso appena versato nel bicchiere, ma che poi come un pavone ha man mano aperto la sua coda; le uve da cui si ottiene provengono da viti coltivate ad alberello ed impiantate nel 1980 a 105 metri s.l.m.; dopo fermentazione spontanea e macerazione a cappello sommerso in vasca di cemento aperta (palmento antico) per 4 giorni, questo vino matura in solo acciaio per 18 mesi. Una chicca prodotta in sole 5'000 bottiglie l'anno da Sergio Arcuri che, discendete da una famiglia di viticoltori, nel 2009 insieme al fratello Francesco e coadiuvato dal papà, inizia i lavori di ammodernamento della cantina. Quattro sono gli ettari vitati dell'azienda, di cui due coltivati ad alberello (un ettaro impiantato nel 1945, l'altro nel 1980) e due impiantati nel 2005 e coltivati a cordone speronato. L'azienda segue in vigna i principi dell'agricoltura biologica.



Infine, abbiamo avuto la possibilità di testare una bottiglia con ben 15 anni di vita sulla spalle, il Cirò Rosso Classico 2001 di Cantina Enotria... potete anche non crederci, ma il tappo è emerso integro dal collo della bottiglia così come il vino, bellissimo nel colore, nei sentori terziari e nel gusto delicato! Una bottiglia che rende onore alla denominazione e a questa cantina, che raggruppa le più antiche aziende viticole del comprensorio e che con i suoi circa 140 ettari di vigneto rappresenta attualmente una delle più importanti realtà enoiche della Calabria. Al suo timone da oltre cinquant'anni troviamo il Comm. Rag. Gaetano Cianciaruso e l'enotecnico Saverio Calabretta, discendente da un'antica famiglia di viticoltori.




Un applauso e mille grazie vanno a Raffaele Santullo, chef e proprietario del "Ramblas Tapas Ristorante", per la gentile ospitalità e per averci sapientemente deliziato con assaggi di cucina spagnola. Raffaele, dopo anni di esperienza in più ristoranti in Spagna, torna sei anni fa nel suo paese, Grumo Nevano, dove nei locali di un antico palazzo storico di Via Roma (che, una volta, ospitavano la pizzeria del papà), ha aperto un angolo di Spagna nel Regno delle Due Sicilie.






giovedì 8 dicembre 2016

Tenuta Cucco




Oggi voglio parlarvi di Tenuta Cucco, azienda vitivinicola piemontese sita nell'estremo lembo orientale del comprensorio del Barolo.

Foto presa dal web (Fonte: tenutacucco.it)

La cantina si trova, infatti, ai piedi dell'antico castello di Serralunga d'Alba, sulla sommità di una collina che, dominando l'intera area, dona a chi vi si reca un panorama mozzafiato... il nome dell'azienda fa appunto riferimento alla parte più alta (in dialetto "cucco") della collina dove è ubicato il suo vigneto più antico, "Vigna Cucco", all'interno del cru "Cerrati".  

Recentemente acquisita dalla famiglia Rossi Cairo (la stessa che da quindici anni conduce l'azienda agricola biodinamica La Raia), la Tenuta è stata di proprietà della famiglia Stroppiano, che nel 1966 la rilevò a sua volta dalla famiglia Cappellano.

I vigneti della Tenuta si estendono per circa 13 ettari su terreni di antichissima origine geologica, risalenti a 10-13 milioni di anni fa e caratterizzati da marne grigie alternate a starti di sabbia o arenarie grigio-rossastre.  Le viti, coltivate secondo i principi dell'agricoltura biologica ed in modo da ottenere una bassa resa quantitativa, hanno un'età compresa tra i 15 e i 50 anni. La raccolta delle uve è manuale e la produzione complessiva annua si attesta intorno alle 70'000 bottiglie di vino... alcune delle quali ho avuto modo di degustare:



Langhe Rosso DOC 2014
Nebbiolo, Barbera, Merlot, Cabernet Sauvignon. 12 mesi in piccoli botti di rovere, in parte nuove ed in parte di secondo e terzo passaggio.
Frutto di un blend di vitigni autoctoni ed internazionali, si presenta nel bicchiere con un colore rosso rubino dai riflessi violacei; mostra al naso sentori erbacei, di frutta e fiori rossi, mentre in bocca si fa apprezzare per i tannini vellutati e la piacevolezza gustativa.



Barbera d'Alba DOC Superiore 2014
Barbera. 12 mesi in piccoli botti di rovere di tre passaggi in percentuale uguale.
Dal colore rosso rubino intenso e vivace, presenta al naso sentori di frutta e fiori rossi, note speziate e cenni di scorza di mandarino. Dell'importante componente alcolica (14,5%), davvero ben integrata nella struttura, ci si rende conto solo leggendone l'etichetta; ottima, inoltre, risulta l'acidità la quale sospinge un sorso gustoso che, scandito da tannini vellutati, chiude con un finale piacevole e finemente amarognolo.



Barolo DOCG Cerrati 2012
Nebbiolo. Circa 30 giorni di macerazione sulle bucce (a cappello sommerso). 12 mesi in piccoli botti di rovere di tre passaggi in percentuale uguale, cui seguono altri 12 in botti tradizionali.
Si presenta nel bicchiere con un colore rosso rubino vivace e che sfuma nel granato, mentre al naso è floreale, speziato, con sentori di ciliegia e note di liquirizia su un sottofondo balsamico. Elegante e di buona sapidità al gusto, mostra tannini ben presenti ma per nulla aggressivi; la componente alcolica è importante... ma di quelle che nobilita e non disturba, essendo ben integrata nella struttura e bilanciata da una buona acidità.
Un vino che ha grinta! Dal naso espressivo e dal sorso piacevole e persistente.



Langhe Nebbiolo DOC 2015
Nebbiolo. "Non tocca" il legno.
Dal colore rosso rubino vivace e di bella trasparenza, mostra un naso floreale e delicatamente fruttato, con note agrumate e cenni di spezie. Ha una bocca di struttura non importante ma che ruggisce con la sua sapidità, lasciandosi poi apprezzare per la piacevolezza gustativa.



P.S.: Come a voler rafforzare il legame con il territorio, le etichette delle bottiglie ritraggono i putti musicanti e i nobili sabaudi raffigurati negli affreschi che ornano la Chiesa di San Sebastiano al Borgo; ricostruita nel Seicento sull'antico impianto medioevale e restaurata verso la fine del XIX secolo, questa chiesa facente parte di Tenuta Cucco è sita al centro di Serralunga d'Alba.


Tenuta Cucco
Via Mazzini, 10
12050 Serralunga d'Alba (CN)
tel. 0173613003
email: info@tenutacucco.it
Sito web: tenutacucco.it


Grazie per la visita e alla prossima!






domenica 21 giugno 2015

Alto Adige DOC Blauburgunder 2012 Garlider



Oggi voglio parlarvi di quello che per me è sicuramente tra i più buoni Pinot Nero italiani in circolazione.

Ci troviamo nella Valle Isarco, la zona vitivinicola più a nord d'Italia, dove a farla da padrone sono i vini bianchi a base di Müller Thurgau e Sylvaner; a produrre questo Pinot Nero è l'azienda agricola Garlider, i cui quattro ettari di vigneto sono coltivati da Christian Kerschbaumer secondo i principi dell'agricoltura biologica, senza l'utilizzo di fertilizzanti e pesticidi chimici.

Fonte: http://www.phivino.com/

Le vigne del maso, caratterizzate da vertiginose pendenze che arrivano anche al 55%, sono site ad altezze che vanno dai 540 agli 800 metri sul livello del mare e, oltre al Blauburgunder, danno vita a vini bianchi a base di Müller Thurgau, Sylvaner, Pinot Grigio, Grüner Veltliner e Gewürztraminer.


Dal bel colore rosso rubino, questo vino presenta al naso sentori di sottobosco e ciliegia selvatica, note di viola e cenni agrumati; equilibrato, gustoso e rotondo al gusto, mostra un finale persistente e per nulla amarognolo.

Di buona struttura e facile beva... è una bottiglia da razziare! 


venerdì 8 maggio 2015

Cantina Terlan e la longevità dei vini bianchi


Quanti anni può invecchiare un vino bianco prima di lasciarsi trasfigurare dalle ingiurie del tempo?

Chiedetelo a Cantina Terlan, una delle più antiche cantine sociali dell'Alto Adige, per la quale vinificare vini longevi è una tradizione ben consolidata, come testimoniato dal loro archivio enologico... uno scrigno ricavato a 13 metri di profondità che conta più di 20'000 bottiglie (dal 1955 a oggi).

Terlano - Fonte: http://www.kellerei-terlan.com

Un elevato tenore minerale dei terreni, viti vecchie che hanno raggiunto un equilibrio di crescita ottimale, vigneti molto curati con bassa resa per ceppo e la raccolta di sole uve sane e perfettamente mature sono l'elisir di lunga vita dei loro vini bianchi.
Determinante, inoltre, è la vinificazione in vecchie botti di legno e la maturazione (protratta anche per anni) dei vini sui lieviti prima dell'imbottigliamento.


Di questa cantina sociale, fondata nel 1893, ho avuto modo di assaggiare alcuni vini nel corso di un evento organizzato ieri sera dalla delegazione AIS Caserta presso l'enoteca "La Botte" ed il cui titolo, "La Macchina del tempo - Cantina Terlan", era tutto un programma.


Dei vini in degustazione maggiore interesse hanno destato quelli a base di Pinot Bianco, vitigno che non a caso è considerato tra i più importanti della cantina; così a partire dall'irruenza giovanile del Vorberg Pinot Bianco Riserva 2012, dai toni torbati e dalla decisa sapidità, si è passati per la Rarità Pinot Bianco 2002, dai sentori mentolati e dall'indiscussa bontà di bocca, a quel campione del Rarità Pinot Bianco 1996, dal naso complesso e intrigante, con sentori di torba, frutta a polpa bianca, agrumi e muschio, e dal gusto teso, sapido e persistente (un vino da applauso!).
Culmine della serata l'assaggio del Pinot Bianco 1955 che, con i suoi peculiari sentori di fungo e menta, di muschio e sottobosco, congiunti all'intensa sapidità di bocca e all'ancora vivida acidità, ha dato prova tangibile dell'estrema longevità dei vini di Terlano.


"Oggigiorno, in un'epoca in cui tutto va fatto nel più breve tempo possibile, prendersi il tempo e dare tempo alle cose è forse il lusso più grande che possiamo immaginare. A Terlano questo lusso ce lo concediamo, dando a ciascun vino il tempo di cui ha bisogno per maturare fino alla perfezione. Anche vari decenni, se necessario". Cantina Terlan



venerdì 1 maggio 2015

Casale del Giglio, sinonimo di ricerca e sperimentazione vitivinicola nell'Agro Pontino


L'azienda Casale del Giglio sorge nell'Agro Pontino, una pianura della parte meridionale del Lazio, che è in gran parte di origine alluvionale e che beneficia della vicinanza al Mar Tirreno; si tratta di una zona caratterizzata da paludi, acquitrini e infestata dalla malaria... almeno fino agli anni '30 del '900 quando, durante il periodo fascista, fu operato un processo di bonifica che, grazie alla tenacia di migliaia di uomini, portò in breve tempo a compimento un lavoro iniziato già in età imperiale romana. Così in questa terra, che il Duce "volle redenta dal millenario letargo di mortifera sterilità" (come si legge dall'epigrafe della torre sabaudiana), furono fondate le città di Sabaudia, Pontinia, Aprilia e Pomezia.


I terreni su cui sorgono ora i vigneti dell'azienda nei pressi di Aprilia, così come quelli di tutto il resto dell'Agro Pontino, rappresentano dunque, a differenza delle altre zone vitivinicole d'Italia che vantano tradizioni secolari, un ambiente nuovo e che ben si presta ad opere di ricerca e sperimentazione in campo vitivinicolo... Secondo la filosofia aziendale, infatti, "lo sviluppo futuro della vitivinicoltura Italiana non risiede solamente nel consolidamento dell'immagine di zone dalla grande tradizione, ma anche nel raggiungimento, attraverso opportune scelte viticole ed enologiche, di produzioni di alto livello, caratterizzate dal giusto rapporto qualità-prezzo, in territori ancora poco conosciuti dal punto di vista del loro potenziale qualitativo viticolo ed enologico".


Grazie ad Antonio Santarelli, attuale proprietario dell'azienda, e a suo padre Dino prende così il via nel 1985 un progetto di ricerca e sperimentazione che ha visto su questi terreni, oltre alla progressiva sostituzione della tecnica tradizionale del tendone con sistemi a spalliera (caratterizzati tra l'altro da una maggiore densità di ceppi per ettaro), l'impianto di quasi 60 diversi vitigni (soprattutto internazionali) per trovare quelli che meglio si adattano ad esprimere il territorio... un progetto piuttosto ambizioso, su una terra dalla recentissima storia vitivinicola, al quale collaborano tuttora, oltre all'enologo trentino dell'azienda Paolo Tiefenthaler, anche ricercatori universitari come il Prof. Attilio Scienza dell'Università di Milano, il Prof. Angelo Costacurta dell'Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano ed il Prof. Fulvio Mattivi dell'Istituto Agrario di San Michele all'Adige.


Frutto dei 164 ettari di vigneto dell'azienda, nonché di questi lunghi anni di ricerca, è l'ampia gamma dei vini prodotti, ottenuti perlopiù da vitigni internazionali (ultimo arrivato è il Tempranillo) e caratterizzati dall'interessante rapporto qualità/prezzo... una produzione di oltre un milione di bottiglie l'anno, che fa oggi di quest'azienda uno dei principali punti di riferimento per l'enologia laziale.

Di seguito alcuni vini da me degustati:


Lazio IGT Sauvignon 2014
Sauvignon 100%. 6 mesi in acciaio. 13%
Dal colore giallo paglierino, presenta un naso intenso con sentori di pesca, salvia, ortica e cerino; al gusto è di buona struttura e caratterizzato da una decisa nota sapida che, ben equilibrata dalla altre componenti, rende il sorso gustoso.
Aprile 2014. €. 2-3 anfore


Lazio IGT Petit Verdot 2013
Petit Verdot 100%. Un anno in barrique.13,5%
Dal fitto colore rosso rubino, presenta al naso sentori di more, note di sottobosco e cenni speziati; di buon corpo al gusto, mostra tannini presenti ma non aggressivi e un finale finemente amarognolo. 
Aprile 2014. €. 3 anfore 


Lazio IGT Mater Matuta 2011
Syrah 85%, Petit Verdot 15%. 2 anni in barrique. 14%
Il nome di questo vino deriva da un'antica divinità italica il cui culto era molto diffuso nell'Italia Centrale... presso Le Ferriere, non lontano dall'azienda, sono infatti ritrovati le rovine di un tempio dell'antica città di Satricum, dedicato proprio alla dea dell'aurora, la Mater Matuta.
Dal colore rosso cupo, questo vino presenta un naso intenso e complesso, che spazia su sentori di marasca matura e pepe, note di polvere di cacao e cannella, cenni di tabacco e noce moscata su un sottofondo balsamico e resinoso; gustoso e dai tannini vellutati all'assaggio, mostra una componente alcolica ben integrata in una struttura sì importante ma snellita dalla buona acidità. Finale piacevole e persistente.
Maggio 2015. €€€. 4 anfore


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