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venerdì 31 marzo 2017

Il report dell'evento "Wine Fitness: Il Primitivo in Puglia"


La sera del giovedì 30 marzo, presso il ristorante pizzeria "La Frasca" a Pozzuoli, si è svolto un altro incontro targato Wine Fitness... un programma di eventi che, organizzati dall'Associazione Culturale "Enodegustatori Campani", sono volti all'approfondimento di zone vitivinicole attraverso l'assaggio guidato di più bottiglie delle principali aziende del territorio.



Il focus è stato fatto questa volta sui vini prodotti in Puglia a partire da uve Primitivo; quest'ultimo è un vitigno a bacca rossa di origini incerte, il cui nome deriva dalla precocità di maturazione dell’uva, che avviene mediamente tra la fine di agosto e i primi di settembre.
Presente in Puglia da tempo immemore (alcuni ritengono che la sua introduzione risalga al periodo della colonizzazione fenicia), questo vitigno è alla base delle DOC Primitivo di Manduria e Gioia del Colle; si osservano, però, alcune differenze fenotipiche tra i biotipi coltivati nei territori di queste due denominazioni, il che in parte spiega le differenze riscontrabili tra i vini prodotti nelle due zone. In genere a Gioia del Colle troviamo vini più slanciati rispetto a quelli di Manduria, grazie anche alle elevate altitudini, che in alcuni casi arrivano a toccare i 500-600 metri e che garantiscono ampie escursioni termiche (conferendo così all'uve, e quindi anche ai vini, elevata acidità e ricchezza di sostanza aromatiche); mentre a Manduria troviamo, in genere, vini dai colori molto scuri e dagli intensi sentori di frutti di bosco, morbidi e ricchi di alcol.

Primo vino in assaggio è stato il Primitivo Puglia IGP 2015 "Moi" di Varvaglione. Fondata nel 1921, quest'azienda, condotta oggi da Cosimo e Maria Teresa Varvaglione, ha sede a Leporano (in provincia di Taranto) e conta ben 155 ettari vitati, da cui ottiene circa un milione e mezzo di bottiglie l'anno.
Ottenuto da viti coltivate a ridosso del Mar Ionio, questo vino è risultato piuttosto ridotto al naso in prima battuta, aprendosi poi man mano con sentori di amarena e fiori rossi; maggiori consensi ha ricevuto in fase gustativa, concedendo una beva piacevole ed equilibrata.  

Il secondo vino degustato è stato il Salento Primitivo IGP 2011 di L'Archetipo. Quest'azienda, passata nel corso degli anni dalla pratica dell'agricoltura biologica a quella della biodinamica, adotta oggi in vigna, seguendo il pensiero di Masanobu Fukuoka, i principi dell'agricoltura sinergica... ossia, di un'agricoltura del tutto sostenibile, in cui le sinergie tra tutti gli anelli dell'ecosistema sono innescate: al bando la chimica e l'aratura! La filosofia è quella di tornare agli archetipi, ossia alla naturale forma di un qualcosa. I 20 ettari vitati di proprietà dell'azienda sono adagiati ad oltre 300 metri sul livello del mare, ai piedi della murgia barese, su terreni originatesi dall'accumulo di terra rossa residuante dai processi di carsificazione e di erosione dei dossi calcarei (conosciuti con il nome di murgia).
Ottenuto da viti con un'età media di circa 15 anni, coltivate a controspalliera libera, questo vino mi ha colpito al naso per i suoi tratti mediterranei, risultando avvolgente con i suoi sentori di more, cespuglio, arbusti, erbe essiccate e ciliegia selvatica; non mi ha deluso poi al gusto, denotando snellezza ed agile beva. Le uve da cui si ottiene vengono raccolte nella prima settimana di settembre; la vinificazione avviene con l'utilizzo di lieviti autoctoni ed il vino viene lasciato poi maturare in grandi botti di legno di rovere per 12 mesi. Non si effettua alcuna chiarifica o filtrazione. Produzione media annua: 37'000 bottiglie.

Siamo passati poi all'assaggio del Salento Primitivo IGP 2012 "Taras" delle Tenute Al Bano Carrisi. L'azienda è di proprietà del noto cantante, che non dimentica le sue origini, mantenendo vivi dentro di sé l'amore ed il rispetto per la terra... valori trasmessi dalla sua famiglia contadina, che da generazione abita e lavora quelle assolate campagne pugliesi abbracciate dalla macchia mediterranea, dove si produce vino sin dal '700.
Prodotto in circa 35'000 bottiglie l'anno questo vino, ottenuto da viti coltivate ad alberello e maturato in barrique di rovere francese per quasi un anno, deriva il nome dall'eroe mitologico ritratto sull'antica moneta argentea di Taranto... raffigurato a cavallo di un delfino e con un tridente alla mano sinistra,  secondo la leggenda Taras, figlio di Poseidone e della ninfa Satyra, fu tra i primi a colonizzare la Magna Grecia. Dopo un inizio entusiasmante al naso, dove ha esordito con sentori di prugna e ciliegia, note di tabacco dolce e terra umida, il vino ha poi virato man mano su toni meno eleganti di frutta dolce; di discreta struttura e freschezza al gusto. Il giudizio di questo vino è stato forse un po' penalizzato dall'assaggio del vino successivo.

E' stata, infatti, poi la volta del monumentale Gioia del Colle DOC 2008 "17" di Polvanera. Quest'azienda deriva il nome dal fatto che, adiacente alla cantina, si trova una masseria risalente al 1820, la cui struttura era utilizzata in passato per la produzione di carbone: da qui, il soprannome "Polvagnor" (che, in dialetto pugliese, sta per "Polverenera"), dato dai compaesani alla famiglia che la portava avanti e che ha poi ispirato Filippo Cassano, proprietario ed enologo dell'azienda. Con ben 100 ettari vitati ed una produzione annua di circa 280'000 bottiglie, l'azienda è certificata per la pratica di agricoltura biologica e dispone di una suggestiva cantina che, scavata per 8 metri nella roccia calcarea, consente ai vini di affinare ad una temperatura costante.
Frutto di viti con un'età media di circa 70 anni e coltivate ad alberello fino a 450 metri sul livello del mare, le uve da cui questo vino si ottiene sono raccolte nella prima/seconda settimana di settembre. La produzione media annua è di circa 16'000 bottiglie; il periodo di macerazione dura 4 settimane ed il vino matura per 24 mesi in solo acciaio. Si esprime con grande eleganza e complessità al naso: sentori di frutti di bosco, arbusti, grafite ed olive nere svettano su un sottofondo balsamico; di grande struttura e persistenza appare al gusto, saporito, ricco di sostanza, di estratti... quasi masticabile! Ma, nel contempo, è di una bevibilità estrema! Un vero capolavoro!

Infine, abbiamo degustato il Primitivo di Manduria DOC 2013 "ES" di Gianfranco Fino. Nata nel 2004, l'azienda di Gianfranco Fino è passata da poco più di un ettaro a oltre 15 ettari di vigneto, in cui tutte le viti sono coltivate ad alberello secondo i principi dell'agricoltura biologica. Anche se giovane, quest'azienda ha già ottenuto riconoscimenti importanti, acquisendo in pochi anni visibilità a livello internazionale.
Questo vino nasce da uve raccolte dopo un lieve appassimento (fine agosto); le viti da cui queste si ottengono hanno un'età media di circa 60 anni e sono coltivate a circa 100 metri sul livello del mare. Dopo una macerazione che va da due a tre settimane, il vino (prodotto in circa 15'000 bottiglie l'anno) matura poi per 9 mesi in barrique (per il 50% nuove e per il 50% di secondo passaggio). il vino appare ritroso al naso, piuttosto contratto; al gusto è piacevole, di grande struttura e persistenza... ha la stoffa del campione! Un infanticidio!


Grazie e alla prossima!






giovedì 23 giugno 2016

Uno sguardo su Sancerre...


Enopanetteria "I Sapori della Tradizione" - Mercoledì 22 Giugno 2016



 

 

Una delle più belle serate di degustazione cui abbia mai partecipato... incentrata su un luogo magico... Chavignol, dove il Sauvignon Blanc suole spogliarsi dei suoi sentori varietali per rivestirsi di territorio, dando così vita a vini bianchi unici e straordinari.

 

Circa Sancerre, voglio riportare una descrizione trovata sul web e che penso sia di Giampiero Pulcini: "Tracce di mare affioranti nel cuore di Francia incrociano il freddo del clima e la tenacia dell'uomo; ciò che ne esce è qualcosa di chiaro, che pare illuminare dal basso l'ingannevole quiete di atmosfere sospese"... che dire? Evocativa!

 

Ad aprire le danze sono due vini di Gérard Boulay. La Côte 2011, tagliente come una lama al palato, rispetto ad un paio di anni fa ha mostrato una maggiore distensione al naso, esprimendo penetranti sentori di erbe aromatiche e camomilla. Il Clos de Beaujeu 2010, invece, ricchissimo di estratti, contrapponeva alla sapidità una buona morbidezza glicerica... il che lo rendeva il più "grasso" (se si potrà mai parlare di grassezza a Chavignol) dei vini in degustazione; meno fruttato rispetto a due anni fa, esprimeva al naso sentori di pietra bruciata al sole e di limone, cui hanno fatto seguito note di miele.

 

Siamo poi passati a tre vini ottenuti da uve coltivate sulle colline "maledette", così chiamate per la loro grande pendenza... tale da costringe i viticoltori a un duro lavoro in vigna (specie nella fase di raccolta, ovviamente manuale), ma "benedette" per la presenza nel suolo di uno strato formatosi nel Giurassico da conchiglie fossili e noto come Kimmeridge, che dona ai vini una bianca mineralità.

 

 Le MD de Bourgeois 2013 fa un ingresso in bocca con una sapidità quasi graffiante ma il sorso scorre via veloce grazie alla grande acidità; al naso denota sentori di erbe aromatiche, pesca, limone, pietrisco, tè ed aghi di pino asciugati dal sole dopo la pioggia... una veste, dunque, più varietale rispetto a quella del naso del vino successivo, ossia il "Les Monts Damnés" 2013 di Pascal Cotat, dominato da gentili sentori di pietrisco e note fumé, a tratti sulfuree, e quasi completamente spogliatosi delle note citrine che un paio di anni fa tanto lo caratterizzavano... all'assaggio è vera poesia! Nel bicchiere appare poi rivestito di un colore quasi algido, cristallino, come la neve che sciogliendosi cattura e riflette i raggi di un pallido sole invernale.

 

 

 

Chiudiamo con il Clos La Néore 2014 di Edmond et Anne Vatan... Metto il naso nel bicchiere e quasi mi scappa una lacrima... Goduria allo stato puro! C'è dentro di tutto! Il naso è di una complessità tale da farmi perdere letteralmente l'orientamento, la sensazione è di trovarsi di fronte ad un turbinio di sentori, avvolti l'un l'altro come in una matassa difficile da districare... frutta a polpa bianca, erbe aromatiche (menta in particolare), anice, mineralità... tutto è sussurrato.

Il bicchiere diventa un'acquasantiera... sembra di entrare in un chiostro trecentesco, mentre a bicchiere vuoto emerge profumo di donna.

All'assaggio un mio amico fraterno piange davvero dalla felicità!

 

 

 

Sorpresa della serata... il Lieben Aich 2001 Manincor, considerato a ragione tra le migliori espressioni di Sauvignon Blanc in Italia... fulgido nel bicchiere, esprime al naso note fumé, sentori di erbe aromatiche e di birra belga, cui seguono sfumature di pan di spagna bagnato con rum; pieno e persistente al palato... non sfigura accanto ai più verticali bianchi francesi.

 

Una serata da incorniciare... con amici meravigliosi e bottiglie superbe! Cosa volere di più?!

 

 

 

Vi do appuntamento al prossimo evento con gli Enodegustatori Campani... visitate il sito web per rimanere aggiornati!

 

 

 

domenica 28 giugno 2015

Madiran Château Bouscassé Vieilles Vignes 1997 Brumont


Ci troviamo nel Sud-Ovest della Francia, tra l'Oceano Atlantico ed i Pirenei, più precisamente a Madiran, un comune adagiato sulle dolci colline della Guascogna e reso celebre in campo enologico da Alain Brumont (di cui ce ne fa un ritratto Decanter) che, a partire dagli anni '80, ha dimostrato al mondo le potenzialità di questa terra.

Il Tannat, vitigno a bacca rossa originario dei Paesi Baschi e ricco di tannini (come suggerisce anche il nome), è alla base di questo Vieilles Vignes, frutto di viti ultracinquantenarie (alcune superano anche i 100 anni!) coltivate su terreni argilloso-calcarei e con una densità d'impianto di 7500 ceppi per ettaro nella proprietà di famiglia Château Bouscassé.
Il vino non subisce alcuna filtrazione e la sua maturazione avviene per 14-16 mesi in barrique di primo passaggio (del cui legno, tra l'altro, non se ne trova alcuna traccia all'assaggio).

Vino cupo nel colore come anche al naso, dove sentori di frutti di bosco ed erbe officinali sono sospinti da un sottofondo balsamico e terroso; soggiungono poi note speziate, sfumature di chiodi di garofano e china, emergono infine cenni di grafite.
Al gusto è strutturato ma anche di grande freschezza e bevibilità, elegante... con tannini presenti ma vellutati e un finale di piacevole persistenza con aromi di cioccolatino fondente al peperoncino.

E' da notare il titolo alcolometrico di soli 12,5 gradi, che fa di questa bottiglia un esempio di come la longevità di un vino non sia necessariamente legata ad un'elevata componente alcolica... Come dite?!? Quanti anni ha ancora davanti a sé? Direi parecchi altri! :)


giovedì 9 aprile 2015

L'etichetta è brutta ma il vino è da paura!!!


Oggi ho bevuto un bottiglia di vino dall'etichetta davvero brutta, "gorgonica", tanto che a guardarla sullo scaffale di un'enoteca mi avrebbe distolto dal comprarla.

Per mia fortuna, tale etichetta non è riuscita a distogliere dall'acquisto un mio amico più lungimirante (lo stesso che ha giustamente definito "gorgonica" quest'etichetta).

Il vino, al contrario dell'etichetta (di oggettiva bruttezza), si è presentato con un naso di straordinaria bellezza... un naso nobile che, con i suoi sentori di spezie orientali e di comò, i suoi cenni di caffè e di pesca, sembrava dirmi "Sono un Brunello! Uno di quelli di più squisita fattura"... ed, in effetti, lo era!

Si trattava del Brunello di Montalcino 2008 Podere Sante Marie dei coniugi Colleoni, un vino nato nel rispetto del territorio e maturato in grandi botti di rovere.

All'assaggio non era di struttura consistente (considerando la tipologia), ma ciò ne ha favorito la beva; il vino scorreva infatti con l'agilità di una gazzella che sfugge al leone nella calda savana africana.
Permangono, però, ben impressi nella mente l'eleganza, gli aromi di bocca, il piacevole ricordo della bevuta.


Un vino che mi è piaciuto davvero molto!

Peccato però per l'etichetta... perché anche l'occhio vuole la sua parte!

Nel caso specifico, si tratta di una piccola produzione (poche migliaia di bottiglie l'anno, che vanno letteralmente a ruba); mi domando, però, in altri casi (e ce ne sono molti): Quanto vale l'avere una bella etichetta sulla bottiglia? Che incidenza ha questo fattore sulle vendite?

Ad ogni modo, come disse un saggio, "meglio un vino buono con un'etichetta brutta che viceversa". 

domenica 16 novembre 2014

Un sorso... e sentirsi in Paradiso


"non credevi che il paradiso
fosse solo lì al primo piano"

Così recita una canzone del grande Fabrizio De André... da parte mia non credevo, invece, di trovare "Il Paradiso" sul terzo scaffale dell'enoteca, cui sono solito andare la domenica mattina con amici a discorrere di vino.

Fonte: http://www.ilparadisodimanfredi.com/

L'azienda che produce questo Brunello prende il nome da un'abitazione contadina costruita agli inizi dell'800, chiamata "Il Paradiso", e da Manfredi che negli anni '50, insieme alla moglie Fortunata, ne acquista il podere, poco più di due ettari sul versante nord-est di Montalcino a circa 330 metri sul livello del mare.
La loro è una piccola produzione, di sole 9000 bottiglie l'anno... tutte da uve Sangiovese grosso, coltivate nel rispetto della natura.
La fermentazione dei loro vini avviene spontaneamente grazie a lieviti autoctoni e l'affinamento è in grandi botti di rovere di Slavonia, in particolare per il Brunello dura oltre 36 mesi (un anno in più rispetto al periodo minimo previsto dal disciplinare di produzione).

Fonte: http://www.ilparadisodimanfredi.com/

L'annata del vino in questione è la 2002... un'annata difficile in Toscana come nella maggior parte del resto d'Italia, con i mesi di agosto e settembre segnati dalle piogge, tanto da indurre Biondi Santi (un'istituzione nel territorio ilcinese) a non uscire con il Brunello ma con il Rosso di Montalcino Fascia Rossa.
Eppure lo strenuo lavoro in vigna operato da quest'azienda, unito all'attenta selezione dei grappoli, effettuata sia in fase di raccolta sia poco prima della pigiatura, ha restituito in bottiglia un vino che ha del miracoloso.


Il colore rosso granato vivace e di bellissima trasparenza induce a mettere il naso nel bicchiere, dove sentori di spezie orientali e prugna secca, note terrose e cenni di polvere da sparo, danno nell'insieme un'immagine coesa, amalgamata, capace di farmi abbandonare ad antichi ricordi... di quando da bambino, durante i pranzi domenicali, mi allontanavo per sbirciare nell'armadio di mia nonna e mi inebriavo di quei sentori di legno antico, nobile e di artigianale fattura, mentre le mie mani accarezzavano la soffice e bruna pelliccia che gelosamente quello scrigno celava.
Quella stessa delicatezza tattile, che un tempo lambiva le mie mani, mi è stata offerta all'assaggio dai soffici tannini che, uniti alla sapidità, hanno dato consistenza e gusto a un sorso equilibrato, importante e allo stesso tempo di buona scorrevolezza... un sorso persistente, elegante, paradisiaco.

Mi ritrovo infine a bicchiere vuoto, con il naso alla ricerca degli ultimi sentori di tabacco dolce e gli occhi che guardano tristi ma pacati i residui a drappeggiare la bottiglia... ultime vestigia di un pranzo domenicale.

Ora però bisogna farsi forza... domani è Lunedì!

domenica 9 novembre 2014

Emmanuel Rouget

Nella Côte d'Or Emmanuel Rouget, insieme ai figli Guillaume e Nicolas, continua il lavoro del suo maestro e zio Henri Jayer, venuto a mancare nel 2006 e considerato "le Pape des vignerons" per l'influenza che ha avuto sulla viticoltura ed enologia borgognona.
Fedele agli insegnamenti dello zio, nei suoi 7,5 ettari di vigneto Emmanuel non ricorre a pesticidi e ottiene bassi rendimenti per ettaro; in cantina opera la macerazione pre-fermentativa a freddo per evitare fermentazioni spontanee e donare maggiore profumo e colore ai suoi vini, che non sono sottoposti a filtrazioni e maturano per la maggior parte in barrique nuove di rovere: in particolare, il Bourgogne Rouge matura in barrique vecchie di un anno, il Vosne-Romanée in barrique nuove per il 50%, mentre  il Savigny-lès-Beaune, il Nuits-St-Georges e i Cru in sole barrique nuove.


Bourgogne Hautes-Côtes de Beaune 2009
Chardonnay. 13%
Dal colore giallo paglierino carico, presenta al naso sentori minerali e di fiori di campo, note di spezie dolci e di agrumi, cenni di frutta a polpa gialla. Trionfale all'assaggio, di grande e bella persistenza.
Marzo 2014. 33 euro. 94/100


Bourgogne 2011
Pinot Nero. 12,5%
Dal colore rosso purpureo e di bellissima trasparenza, si presenta al naso con sentori floreali, di rosa e di lavanda, note di ciliegia, sottobosco e humus, cenni di cera su un lieve sottofondo fumé. Bocca piena, potente ed equilibrata, con tannini presenti ma vellutati, di grande persistenza con buona corrispondenza naso bocca e sottili aromi agrumati. Un vino elegantissimo e di estrema bevibilità.
Ottobre 2014. €€€€. 93/100

 


Vosne-Romanée 1998
Pinot Nero
Dal luminoso colore granato, presenta un naso pervaso da sentori di ciliegia selvatica incorniciati da sottili note fumé; si insinuano poi sfumature floreali, che si fanno man mano più preponderanti fino a dominare uno spettro olfattivo puntinato da note silvestri.
Di grandissima eleganza è al gusto... suadente, educato... una carezza.
Marzo 2016. €€€€€. 96/100

 




martedì 4 novembre 2014

Domaine Rollin Père et Fils

Nous souhaitons être le plus "neutre" possible vis à vis de la vendange afin de permettre à nos vins de vous offrir le reflet de leur terroir. 
(Fonte: http://www.domaine-rollin.com/)

Giunti con Simon Rollin alla quarta generazione di viticoltori, il vigneto del Domaine Rollin si estende per 12 ettari (di cui 8 di proprietà) su cinque comuni della Côte de Beaune (Pernand-Vergelesses, Savigny-lès-Beaune, Échevronne, Aloxe-Corton e Chorey-lès-Beaune) e la sua produzione (di circa 60'000 bottiglie l'anno) copre ben 14 denominazioni!
In vigna è limitato il ricorso a trattamenti chimici e la raccolta delle uve è manuale. In cantina le fermentazioni avvengono con lieviti indigeni e quasi tutti i vini non subiscono processi di filtrazione.

Altre info sul sito web del Domaine; di seguito alcune mie note di assaggio:


Pernand-Vergelesses 2011
Chardonnay. Barrique di rovere francese.
Dal colore giallo paglierino con riflessi dorati, presenta un naso elegante, dove a delicati sentori minerali e di miele di zagara d'arancio si alternano note di fiori bianchi e spezie dolci. Di buona morbidezza e grande sapidità all'assaggio, mostra nel complesso un sorso equilibrato e gustoso.
Settembre 2014. 23 euro. 89/100


Pernand-Vergelesses Premier Cru Les Vergelesses 2010
Pinot Nero. Barrique di rovere francese.
Dal bel colore rosso rubino, presenta al naso soffusi sentori di ciliegia e fiori, note silvestri, di sottobosco e muschio, cenni di arancia rossa, spezie e tabacco dolce.
La beva è resa facile dalla freschezza e il sorso risulta gustoso grazie alla carezzevole sapidità.
Aprile 2014. €€€€. 89/100

domenica 28 settembre 2014

Domaine Jean et Gilles Lafouge

La famiglia di Jean e Gilles Lafouge risiede a Auxey-Duresses dalla metà del XVII secolo e loro ne rappresentano, rispettivamente, la quinta e la sesta generazione di "vigneron".
Nei 10 ettari del loro Domaine le viti sono coltivate nel rispetto del territorio, si fa un uso limitato di sostanze chimiche e la vendemmia è manuale.


Auxey-Duresses "Les Boutonniers" 2009
Chardonnay
Dal colore giallo paglierino con riflessi dorati, avvolge il naso con spiccati sentori di yogurt e latte di mandorla; si fanno poi spazio note di frutta secca ed erbe aromatiche.
All'assaggio è rotondo ma non stanca, presentando una buona corrispondenza naso-bocca e un finale che sfuma in una delicata mineralità.
Giugno 2013. €€€. 86/100


Auxey-Duresses 1er Cru "Les Ecusseaux" 2009
Pinot Nero
Dal vivace colore rosso rubino, si presenta al naso con suadenti e freschi sentori fruttati e floreali, note selvatiche e di spezie dolci.
Al gusto è di una piacevolezza e bevibilità estrema; il finale è lungo e con un ampio ritorno delle sensazioni già percepite all'olfatto.
Un vino che seduce!
Dicembre 2013. €€€. 94/100


Auxey-Duresses 1er Cru "La Chapelle" 2009
Pinot Nero
Dal colore rosso rubino piuttosto carico e con sfumature granate nell'unghia, si presenta al naso con nitidi sentori di ciliegia e note selvatiche; emergono poi cenni di menta e altre erbe aromatiche.
Di buon corpo all'assaggio e dai tannini delicati, mostra buona persistenza e corrispondenza naso-bocca; la componente alcolica è davvero ben integrata nella struttura e la beva risulta piacevole e gustosa.
Dicembre 2013. €€€. 92/100


Meursault "Les Meix-Chavaux" 2009
Chardonnay
Dal colore giallo paglierino con riflessi oro-verdolini, intriga al naso con la sua grande dinamicità: a sentori di albicocca fanno seguito accenti fumé; dopo qualche rotazione nel bicchiere vira poi su toni erbacei (menta fresca) e floreali (fiori gialli), emergono infine note caramellate.
All'assaggio la ricchezza di estratti, percepibile ma non esuberante, dona al vino un incedere elegante; di discreta morbidezza e buona sapidità, presenta un lungo finale con bei ritorni speziati e fumé.
Agosto 2013. €€€€. 90/100


Pommard 1er Cru "Les Chanlins" 2009
Pinot Nero
Dal bel colore rosso rubino, si presenta al naso con sentori floreali e di spezie orientali. Elegante all'assaggio, con tannini presenti ma vellutati... un gran bel bere!
Marzo 2014. €€€€. 92/100

domenica 10 agosto 2014

Domaine Joseph Roty

Philippe e Pierre-Jean, figli di Joseph Roty (venuto purtroppo a mancare nel 2008), rappresentano l'undicesima generazione di una famiglia che coltiva da ben 300 anni alcuni dei vigneti più antichi di Gevrey-Chambertin e Marsannay. I loro vigneti, condotti secondo i principi dell’agricoltura biologica, ospitano viti la cui età va dai 25 fino oltre i cento anni; a tal proposito, è da menzionare una piccolissima produzione chiamata “Charmes-Chambertin Très Vieilles Vignes”, ottenuta da viti di Pinot Nero piantate intorno al 1881.

Poco o nulla sono riuscito a scoprire circa la lavorazione dei vini in cantina se non che per l’affinamento vengono utilizzate barrique con alto grado di tostatura. L’assenza di un sito web dedicato al Domaine e la riservatezza della famiglia Roty nei confronti della stampa hanno reso, infatti, piuttosto difficile reperire informazioni online a riguardo.
Joseph Roty era descritto dai giornalisti come un tipo eccentrico, un "enfant terrible";  tanto che Remington Norman in The Great Domaines of Burgundy scrive: “Roty refuses to disclose what acreage he has — ‘no one but me knows the age of my wife or the extent of my vineyards … my importers will think that I am a millionaire and will want to know why there isn’t more wine.” Per anni, quindi, nessuno ha saputo quanti ettari di vigneto in realtà possedesse né la produzione totale di bottiglie l'anno... dati che ancora oggi appaiono non del tutto chiari.
Quest’alone di mistero accresce il fascino del Domaine… da scoprire con l’assaggio dei suoi grandi vini!


Marsannay Rosé 2009
Dal bel colore rosa cerasuolo con riflessi ramati, al naso mostra buona intensità e sentori quasi eterei, smaltati, come di frutta rossa (fragola e ciliegia) fusa ad alcol, su note floreali e minerali.
Al gusto è fresco e saporito, discretamente morbido e di buona persistenza, con un finale segnato da bei ritorni fruttati.
Maggio 2013. 20 euro. 83/100


Bourgogne 2010
Dal bellissimo e luminoso colore rosso porpora, si presenta al naso con vivaci sentori di ciliegia e selva; all’assaggio è succoso, di un’acidità quasi pungente e dal finale lungo con bei ritorni fruttati.
Dicembre 2013. 27 euro. 86/100


Gevrey-Chambertin 2008 
Dal bel colore rosso rubino con sfumature granato nell’unghia, presenta al naso ammalianti sentori di frutta rossa fresca, note di sottobosco e, dopo alcune rotazioni nel bicchiere, cenni di chicco di caffè.
All’assaggio è straordinario! Sento la bocca distendersi su un cuscino di velluto… appare pieno, potente e allo stesso tempo di una bevibilità goduriosa.
Aprile 2014. 45 euro. 95/100


Marsannay 2010
Si presenta nel bicchiere di un colore rosso rubino compatto e trasparente; il naso, complesso ed elegante, è un susseguirsi di profumi, si va dalle iniziali note animali ai sentori di sottobosco, dalle note di ceneri ai sentori di ciliegia, emergono poi cenni di spezie dolci (vaniglia e cannella) e di rosa macerata, richiami di tabacco dolce e candela profumata, sfumature cosmetiche e, infine, cenni di cacao.
Quasi rotondo all’assaggio, succoso, di gustosa sapidità e dai tannini delicati, persistente e con bei ritorni di ciliegia selvatica.
Un vino di sostanza ben calibrata e che si lascia bere con facilità!
Luglio 2014. 35 euro. 93/100 

domenica 3 agosto 2014

Gérard Boulay, vigneron a Chavignol

"C'est la Nature qui fait le vin" (G. Boulay. Fonte: www.downtoearthwines.net)

Gérard Boulay vuol riflettere nei suoi vini i "terroir" della zona di Sancerre, parte orientale della Loira, dove prendono vita eccelse espressioni di Sauvignon Blanc.
Nei suoi vigneti, dove si contano anche 8000 ceppi per ettaro, l'età media delle viti è superiore ai 45 anni e gli impianti più recenti sono del 1972.
In vigna si pratica un'agricoltura biologica... non si utilizzano, infatti, pesticidi e diserbanti, inoltre l'utilizzo dello zolfo è ridotto al minimo; la raccolta delle uve è manuale sia per filosofia del produttore sia per le grandi pendenze che, raggiungendo su alcuni versanti addirittura il 60%, rendono di fatto impossibile l'utilizzo di macchinari.
In cantina la vinificazione avviene con lieviti indigeni; alcuni vini fermentano e maturano in legno ma si evita l'utilizzo di botti nuove e spesso non si adopera alcuna filtrazione.

La famiglia Boulay coltiva a Chavignol dal 1380; non è da sorprendersi, dunque, se il Domaine ricopre parte dei "cru" più celebri della zona: Clos de Beaujeu, les Monts Damnés e la Grande Côte; inoltre, Gérard Boulay produce un vino ottenuto da vecchie viti coltivate nella zona più ripida di les Monts Damnés, chiamata "la Comtesse".

Foto del Domaine e altre info su sommelier-vins.com; di seguito qualche mia nota d'assaggio:


Sancerre Clos de Beaujeu 2010
Sauvignon Blanc; botti da 350 litri; non filtrato.
Dal luminoso colore giallo paglierino carico con riflessi oro-verdolini, presenta un naso elegante, di grande intensità e complessità, dove freschissimi sentori agrumati e di erba limoncella si intrecciano a un susseguirsi di note minerali (sfumature di gesso, note iodate e cenni di pietra focaia); emergono poi sentori di fiori bianchi, kiwi e pepe rosa.
La freschezza percepita all'assaggio ritorno al gusto, caratterizzato da una buona consistenza che, smorzandone la sapidità, dona maggiore rotondità al vino. Finale persistente con ritorni minerali e agrumati.
Luglio 2014. 30 euro. 96/100


Sancerre Monts Damnés 2012
Sauvignon Blanc; vecchie botti di rovere; non filtrato.
Dal colore giallo paglierino con riflessi verdolini, presenta un naso complesso ed elegante, con soffuse note agrumate e minerali, di gesso e iodio, impreziosite da cenni di anice stellato, coriandolo e menta.
C'è il rischio di bersi un'intera bottiglia senza accorgersene, data la freschezza e la gustosa bontà... il tutto in una grande espressione di equilibrio ed eleganza.
Godibile già da ora, ha una lunghissima vita davanti!
Volendo fare un confronto... ho trovato in questo vino un colore più carico e una maggiore (anche se di poco) intensità sia olfattiva sia gusto-olfattiva rispetto a "Les Monts Damnés" di Thomas-Labaille.  
Agosto 2014. 30 euro. 94/100


Sancerre La Côte 2011
Sauvignon Blanc; vecchie botti di rovere; non filtrato.
Dal colore giallo paglierino con tenui riflessi dorati, si presenta al naso elegante e con delicati sentori di erbe aromatiche e frutta a polpa bianca. All'assaggio è gustoso, di piacevole scorrevolezza e persistenza.
Maggio 2014. 35 euro. 89/100

giovedì 31 luglio 2014

Marsannay 2010 Domaine Joseph Roty


Tipo di Vino:             Rosso
Uve:                           Pinot Nero
Titolo alcol.:              13%
Fascia di prezzo:       35 euro
Giudizio Enoitaca:    5 anfore

Frutto di vecchie viti coltivate nella zona più settentrionale della Côte de Nuits, si presenta nel bicchiere di un colore rosso rubino compatto e trasparente; il naso, complesso ed elegante, è un susseguirsi di profumi, si va dalle iniziali note animali ai sentori di sottobosco, dalle note di ceneri ai sentori di ciliegia, emergono poi cenni di spezie dolci (vaniglia e cannella) e di rosa macerata, richiami di tabacco dolce e candela profumata, sfumature cosmetiche e, infine, cenni di cacao.
Quasi rotondo all'assaggio, succoso, di gustosa sapidità e dai tannini delicati, persistente e con bei ritorni di ciliegia selvatica.
Un vino di sostanza ben calibrata e che si lascia bere con gran facilità!

Descrizione e cenni storici del "Domaine Joseph Roty" su Burgundy-Report.

sabato 31 maggio 2014

Carema DOC Etichetta Nera 2009 Ferrando


Tipo di Vino:             Rosso
Uve:                           Nebbiolo
Maturazione:            2 anni in barrique.
Titolo alcol.:              14%
Fascia di prezzo:       €€€€
Giudizio Enoitaca:    5 anfore

Dal colore rosso granato piuttosto compatto e trasparente, si presenta al naso con sentori di ciliegia selvatica, legno aromatico, fiori e spezie dolci. All'assaggio i tannini sono presenti e vellutati, la grande freschezza dona al sorso piacevole scorrevolezza bilanciando l'importante componente alcolica ed il finale è persistente.
Elegante, poetico... una vera "chicca" prodotta in sole 3000 bottiglie.

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