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giovedì 16 novembre 2017

Il Negroamaro riassunto in 7 punti...


Foto presa del web (Fonte: www.lorenzovinci.it)

1. Vitigno a bacca rossa autoctono della Puglia, il Negroamaro secondo alcuni deve il nome alla ripetizione della parola "nero" in due lingue (“niger” in latino e “mavros” in greco antico, da cui il dialettale “maru”), secondo altri invece il suo nome deriva dal termine dialettale “niuru maru”, con riferimento al colore nero del grappolo e al sapore amaro del vino che se ne otteneva, dovuto al fatto che in epoche passate la macerazione sulle bucce era molto prolungata e al termine della fermentazione erano state rilasciate molte sostanze amaricanti.  

2. Le origini di questo vitigno sono incerte e l'ipotesi più probabile è che sia stato importato in antichità da coloni greci sulla costa ionica; da questa zona poi la sua coltivazione si estese in molti territori del sud Italia.

3. La sua diffusione è attualmente quasi del tutto concentrata in Puglia, dove viene utilizzato per la produzione sia di strutturati vini rossi che di eleganti rosati; contemplato da numerose denominazioni pugliesi, in particolare nel Salento, lo troviamo vinificato sia in purezza sia mescolato con piccole percentuali di altre uve, come Malvasia Nera di Lecce e Malvasia Nera di Brindisi.

4. Presenta un grappolo corto e serrato, con acini dalla buccia pruinosa, spessa e consistente, di colore nero con venature viola; la sua produzione è abbondante tanto che per le produzioni di qualità deve essere limitata con potature drastiche e sistemi di allevamento poco espansi, come l'alberello. La raccolta delle sue uve avviene in genere tra la fine di settembre e gli inizi di ottobre.

5. Utilizzato in passato per la produzione di vini da taglio, che servivano a colorire e a irrobustire i vini del nord, negli ultimi tempi si è fortunatamente assistito ad una sua riscoperta; sono sempre di più, infatti, i produttori che scelgono di vinificarlo in purezza, ottenendo tra l'altro risultati notevoli... tanto che per il proprio nome, una famosa band pop rock salentina si è ispirata a questo vitigno chiamandosi "Negramaro".

6. Vinificato in rosso, dà un vino dal colore molto scuro, quasi impenetrabile, che si presenta al naso con sentori di ciliegia sotto spirito, frutti di bosco, cuoio, tabacco e pepe; corposo e caldo al gusto, dotato di buona acidità e tannini ben presenti, chiude leggermente amarognolo.
Vinificato in rosato, dà vini dal colore buccia di cipolla, con delicati sentori fruttati e floreali, dal gusto pieno e al contempo fresco e leggero.

7. I vini rossi che se ne ottengono si abbinano a polpette al sugo, carne alla brace, nonché con piatti tradizionali pugliesi come gli "gnumareddi" (involtini di frattaglie, tipici della cucina pugliese e lucana) e le "sagne 'incannulate" (pasta fatta in casa) servite con zuppa di ceci; i vini rosati li abbineremo, invece, con salumi, formaggi freschi, uova, paste asciutte e risotti a base di pesce o di verdure, nonché a carni bianche.


Se hai trovato questo post interessante... dà un'occhiata al mio ebook "Nozioni su vini, vitigni e zone vitivinicole d'Italia".





venerdì 31 marzo 2017

Il report dell'evento "Wine Fitness: Il Primitivo in Puglia"


La sera del giovedì 30 marzo, presso il ristorante pizzeria "La Frasca" a Pozzuoli, si è svolto un altro incontro targato Wine Fitness... un programma di eventi che, organizzati dall'Associazione Culturale "Enodegustatori Campani", sono volti all'approfondimento di zone vitivinicole attraverso l'assaggio guidato di più bottiglie delle principali aziende del territorio.



Il focus è stato fatto questa volta sui vini prodotti in Puglia a partire da uve Primitivo; quest'ultimo è un vitigno a bacca rossa di origini incerte, il cui nome deriva dalla precocità di maturazione dell’uva, che avviene mediamente tra la fine di agosto e i primi di settembre.
Presente in Puglia da tempo immemore (alcuni ritengono che la sua introduzione risalga al periodo della colonizzazione fenicia), questo vitigno è alla base delle DOC Primitivo di Manduria e Gioia del Colle; si osservano, però, alcune differenze fenotipiche tra i biotipi coltivati nei territori di queste due denominazioni, il che in parte spiega le differenze riscontrabili tra i vini prodotti nelle due zone. In genere a Gioia del Colle troviamo vini più slanciati rispetto a quelli di Manduria, grazie anche alle elevate altitudini, che in alcuni casi arrivano a toccare i 500-600 metri e che garantiscono ampie escursioni termiche (conferendo così all'uve, e quindi anche ai vini, elevata acidità e ricchezza di sostanza aromatiche); mentre a Manduria troviamo, in genere, vini dai colori molto scuri e dagli intensi sentori di frutti di bosco, morbidi e ricchi di alcol.

Primo vino in assaggio è stato il Primitivo Puglia IGP 2015 "Moi" di Varvaglione. Fondata nel 1921, quest'azienda, condotta oggi da Cosimo e Maria Teresa Varvaglione, ha sede a Leporano (in provincia di Taranto) e conta ben 155 ettari vitati, da cui ottiene circa un milione e mezzo di bottiglie l'anno.
Ottenuto da viti coltivate a ridosso del Mar Ionio, questo vino è risultato piuttosto ridotto al naso in prima battuta, aprendosi poi man mano con sentori di amarena e fiori rossi; maggiori consensi ha ricevuto in fase gustativa, concedendo una beva piacevole ed equilibrata.  

Il secondo vino degustato è stato il Salento Primitivo IGP 2011 di L'Archetipo. Quest'azienda, passata nel corso degli anni dalla pratica dell'agricoltura biologica a quella della biodinamica, adotta oggi in vigna, seguendo il pensiero di Masanobu Fukuoka, i principi dell'agricoltura sinergica... ossia, di un'agricoltura del tutto sostenibile, in cui le sinergie tra tutti gli anelli dell'ecosistema sono innescate: al bando la chimica e l'aratura! La filosofia è quella di tornare agli archetipi, ossia alla naturale forma di un qualcosa. I 20 ettari vitati di proprietà dell'azienda sono adagiati ad oltre 300 metri sul livello del mare, ai piedi della murgia barese, su terreni originatesi dall'accumulo di terra rossa residuante dai processi di carsificazione e di erosione dei dossi calcarei (conosciuti con il nome di murgia).
Ottenuto da viti con un'età media di circa 15 anni, coltivate a controspalliera libera, questo vino mi ha colpito al naso per i suoi tratti mediterranei, risultando avvolgente con i suoi sentori di more, cespuglio, arbusti, erbe essiccate e ciliegia selvatica; non mi ha deluso poi al gusto, denotando snellezza ed agile beva. Le uve da cui si ottiene vengono raccolte nella prima settimana di settembre; la vinificazione avviene con l'utilizzo di lieviti autoctoni ed il vino viene lasciato poi maturare in grandi botti di legno di rovere per 12 mesi. Non si effettua alcuna chiarifica o filtrazione. Produzione media annua: 37'000 bottiglie.

Siamo passati poi all'assaggio del Salento Primitivo IGP 2012 "Taras" delle Tenute Al Bano Carrisi. L'azienda è di proprietà del noto cantante, che non dimentica le sue origini, mantenendo vivi dentro di sé l'amore ed il rispetto per la terra... valori trasmessi dalla sua famiglia contadina, che da generazione abita e lavora quelle assolate campagne pugliesi abbracciate dalla macchia mediterranea, dove si produce vino sin dal '700.
Prodotto in circa 35'000 bottiglie l'anno questo vino, ottenuto da viti coltivate ad alberello e maturato in barrique di rovere francese per quasi un anno, deriva il nome dall'eroe mitologico ritratto sull'antica moneta argentea di Taranto... raffigurato a cavallo di un delfino e con un tridente alla mano sinistra,  secondo la leggenda Taras, figlio di Poseidone e della ninfa Satyra, fu tra i primi a colonizzare la Magna Grecia. Dopo un inizio entusiasmante al naso, dove ha esordito con sentori di prugna e ciliegia, note di tabacco dolce e terra umida, il vino ha poi virato man mano su toni meno eleganti di frutta dolce; di discreta struttura e freschezza al gusto. Il giudizio di questo vino è stato forse un po' penalizzato dall'assaggio del vino successivo.

E' stata, infatti, poi la volta del monumentale Gioia del Colle DOC 2008 "17" di Polvanera. Quest'azienda deriva il nome dal fatto che, adiacente alla cantina, si trova una masseria risalente al 1820, la cui struttura era utilizzata in passato per la produzione di carbone: da qui, il soprannome "Polvagnor" (che, in dialetto pugliese, sta per "Polverenera"), dato dai compaesani alla famiglia che la portava avanti e che ha poi ispirato Filippo Cassano, proprietario ed enologo dell'azienda. Con ben 100 ettari vitati ed una produzione annua di circa 280'000 bottiglie, l'azienda è certificata per la pratica di agricoltura biologica e dispone di una suggestiva cantina che, scavata per 8 metri nella roccia calcarea, consente ai vini di affinare ad una temperatura costante.
Frutto di viti con un'età media di circa 70 anni e coltivate ad alberello fino a 450 metri sul livello del mare, le uve da cui questo vino si ottiene sono raccolte nella prima/seconda settimana di settembre. La produzione media annua è di circa 16'000 bottiglie; il periodo di macerazione dura 4 settimane ed il vino matura per 24 mesi in solo acciaio. Si esprime con grande eleganza e complessità al naso: sentori di frutti di bosco, arbusti, grafite ed olive nere svettano su un sottofondo balsamico; di grande struttura e persistenza appare al gusto, saporito, ricco di sostanza, di estratti... quasi masticabile! Ma, nel contempo, è di una bevibilità estrema! Un vero capolavoro!

Infine, abbiamo degustato il Primitivo di Manduria DOC 2013 "ES" di Gianfranco Fino. Nata nel 2004, l'azienda di Gianfranco Fino è passata da poco più di un ettaro a oltre 15 ettari di vigneto, in cui tutte le viti sono coltivate ad alberello secondo i principi dell'agricoltura biologica. Anche se giovane, quest'azienda ha già ottenuto riconoscimenti importanti, acquisendo in pochi anni visibilità a livello internazionale.
Questo vino nasce da uve raccolte dopo un lieve appassimento (fine agosto); le viti da cui queste si ottengono hanno un'età media di circa 60 anni e sono coltivate a circa 100 metri sul livello del mare. Dopo una macerazione che va da due a tre settimane, il vino (prodotto in circa 15'000 bottiglie l'anno) matura poi per 9 mesi in barrique (per il 50% nuove e per il 50% di secondo passaggio). il vino appare ritroso al naso, piuttosto contratto; al gusto è piacevole, di grande struttura e persistenza... ha la stoffa del campione! Un infanticidio!


Grazie e alla prossima!






lunedì 26 dicembre 2016

Taras... il vino di Andrea "o' canarin"


Foto presa dal web (fonte: Wikipedia)

Qualche tempo fa, vidi in televisione un film del 1969 che, ambientato tra la città di Napoli e l'isola di Capri, trae il titolo da una simpatica canzone cantata da Nino Taranto... "Il suo nome è Donna Rosa" ha come protagonista il giovane barcaiolo Andrea, interpretato da Al Bano e detto "o' canarin" per le sue dote vocali, che incontra casualmente, finendo poi per innamorarsene, una giovanissima Romina Power nei panni della figlia di un ricco antiquario. 
  
Mi ha preso così la curiosità di assaggiare un suo vino!
Sì! Perché oltre ad essere un noto cantante, Al Bano Carrisi è anche un importante produttore di vini nel Salento... la sua cantina è frutto di una promessa fatta anni addietro al padre, quando da Cellino San Marco partì per diventare un cantante.

"Partirò. Diventerò un cantante e quando tornerò, costruirò una cantina per dedicarla a te."

Nonostante la fama, Al Bano non dimentica le sue origini e, soprattutto, mantiene vivi dentro di sé l'amore ed il rispetto per la terra, valori trasmessi dalla sua famiglia contadina, che da generazione abita e lavora quelle assolate campagne pugliesi abbracciate dalla macchia mediterranea, dove si produce vino sin dal '700.

L'occasione di assaggiare un suo vino mi viene incontro qualche tempo dopo, quando passeggiando tra gli scaffali di un supermercato, vicino dove lavoro, mi si para davanti agli occhi il "Taras", uno dei vini di punta delle Tenute Albano Carrisi, ad un prezzo tra l'altro più basso rispetto a quanto sapevo.


Ottenuto da viti di Primitivo, coltivate ad alberello, e maturato in barrique di rovere francese, il "Taras" deriva il nome dall'eroe mitologico ritratto sull'antica moneta argentea di Taranto... raffigurato a cavallo di un delfino e con un tridente alla mano sinistra,  secondo la leggenda Taras, figlio di Poseidone e della ninfa Satyra, fu tra i primi a colonizzare la Magna Grecia.

Ma, ora, andiamo al sodo e vediamo un po' come mi è parso questo vino:
Annata 2012. Si presenta nel bicchiere con un colore rosso rubino intenso, che sfuma leggermente nel granato; il naso è ricco, profondo, costellato da sentori di prugna e ciliegia, avvolti da note di tabacco dolce e terra umida, su uno sottofondo balsamico che lascia trapelare cenni di liquirizia. Non delude poi al gusto, dove la grande struttura è smorzata da una buona freschezza, che ben bilancia l'importante componente alcolica (14%); i tannini sono molto vellutati ed il finale piacevole e persistente.

Degustato il vino... dato il periodo festivo, sentiamoci una bella canzone natalizia, cantata da Romina Power e Andrea "o' canarin"!




Tenute Al Bano Carrisi
Contrada da Bosco - 72020 Cellino San Marco
tel. 0831619211
email: aziendavinicola@albanocarrisi.com





mercoledì 30 aprile 2014

Puglia IGT Nero del Duca 2009 Masseria Duca d'Ascoli


Tipo di Vino:             Rosso
Uve:                           Nero di Troia
Vinificazione:            9 giorni di macerazione
Maturazione:            6 mesi in botti di rovere americana.
Titolo alcol.:              13,5%
Fascia di prezzo:       15 euro
Giudizio Enoitaca:    4 anfore

Dal colore rosso rubino intenso e di discreta trasparenza, si presenta intenso, complesso e piacevole al naso con sentori di ciliegia, amarena e prugna, note di viola e spezie dolci, cenni di tabacco e macchia mediterranea su un lieve sottofondo balsamico.
All'assaggio è succoso, persistente, di buona corrispondenza gusto-olfattiva, equilibrato e con tannini vellutati.
L'ho bevuto sul "tortaniello"... una vera goduria! Un bicchiere tira l'altro!

mercoledì 29 gennaio 2014

Nomas 2004 Lomazzi & Sarli


Tipo di Vino:             Rosso
Uve:                           Susumaniello
Viticoltura:                Alberello, Tenuta Partemio.
Vinificazione:            15-20 giorni di macerazione
Maturazione:             in botti piccole di rovere francese.
Titolo alcol.:              14%
Fascia di prezzo:       19 euro.
Giudizio Enoitaca:    4 anfore

Dal colore rosso cupo, impenetrabile e con una sottile unghia granata, presenta un naso intenso e intriso di sentori di frutti di bosco e sottobosco, terra umida e macchia mediterranea, sottili note di spezie dolci cui seguono, dopo alcune rotazioni nel bicchiere, note di legno aromatico e cuoio, cenni di goudron. All'assaggio è gustoso e persistente, con una trama tannica piuttosto fitta ma vellutata e una grande acidità che snellisce la struttura rendendo facile la beva.

Cosa mi piace di questo vino:
1. Il colore cupo e vivace.
2. La complessità del naso.
3. La bontà della bocca.
4. Che mi ha fatto scoprire le grandi potenzialità del Susumaniello.

Il Susumaniello è un vitigno a bacca rossa di origini dalmate, che deve probabilmente il nome al fatto che sia molto produttivo, tanto da “caricarsi come un somarello”.


venerdì 11 ottobre 2013

Primitivo di Manduria DOC SANGAETANO 2011 Cantine Due Palme


Tipo di Vino:             Rosso
Uve:                           Primitivo
Vinificazione:            14 giorni di macerazione
Maturazione:            6 mesi in barrique.
Titolo alcol.:              13,5%
Fascia di prezzo:       € euro
Giudizio Enoitaca:    3 anfore

Dal cupo e vivace colore rosso rubino, si presenta al naso con caldi sentori di frutta e fiori rossi su delicate note di cacao e tabacco.
All’assaggio è pieno e gustoso; la buona freschezza rende piacevole la beva bilanciando in parte l’importante componente alcolica, che si fa più percettibile sul finale esaltando così la sottile trama tannica.

Il nome del vino richiama la Cantina San Gaetano di Lizzano, in provincia di Taranto, costituita nel 1959 e incorporata poi nel gruppo Due Palme.

Sito Web dell’Azienda Vitivinicola: http://www.cantineduepalme.it

mercoledì 9 ottobre 2013

Salento IGT Patriglione 1999 Cosimo Taurino


Tipo di Vino:             Rosso
Uve:                           Negroamaro 90%, Malvasia Nera 10%
Vinificazione:            lieve appassimento delle uve su pianta.
Maturazione:            12 mesi in botti piccole.
Titolo alcol.:              14,5%
Fascia di prezzo:       €€€€
Giudizio Enoitaca:    5 anfore

Dal lucente colore rosso granato, si presenta al naso con eleganti sentori di legno nobile; emergono poi note animali (cuoio) e di sottobosco, cenni di frutta rossa.
Un vino di gran classe,  all'assaggio la componente alcolica è così ben integrata nella struttura del vino che ci si meraviglia nel leggerne la gradazione sull'etichetta... alla cieca, insieme ad altri amici enoappassionati, abbiamo pensato di tutto (senza indovinare...) circa la natura e la provenienza di questo vino!
Con non poco stupore abbiamo poi scoperto di essere in Puglia, regione che per anni è stata considerata, con accezione negativa, il serbatoio enoico d'Italia, ma che riserva delle "chicche"... tutte da scoprire e da bere!

Sito Web dell’Azienda Vitivinicola: http://www.taurinovini.it/

domenica 6 ottobre 2013

Cantine Due Palme


La Puglia è una delle quattro regioni italiane con la più alta produzione di vino oltre che di uva da tavola e il Salento, il cui nome deriva dal Re Sale (mitico sovrano dei Messapi, antichi abitanti della Penisola), grazie alle risorse idriche e al clima, caratterizzato da buone escursioni termiche tra il giorno e la notte, ne rappresenta la zona vitivinicola per eccellenza.


L’attività vitivinicola in Puglia ha avuto un'impennata nel XIX secolo, quando in Europa la fillossera provocò tali danni da costringere i commercianti del nord e francesi all'acquisto di grandi quantitativi di vini pugliesi.
Nel 1919, però, la fillossera arriva anche in Puglia distruggendone gran parte del vigneto; la successiva ricostruzione degli impianti e le tecniche di vinificazione furono perlopiù rivolte a una produzione incentrata sulla quantità, relegando così la Puglia al ruolo di grande serbatoio italiano, produttore di vino sfuso apportatore di grado alcolico e colore per le cantine del Nord-Italia.
Si assiste, tuttavia, in tempi recenti a un'inversione di tendenza, grazie a coraggiosi produttori che hanno saputo investire e apportare modifiche, sia in vigna sia in cantina, innalzando così la qualità del vino pugliese.


Nata dall’idea e dalla volontà dell’enologo Angelo Maci, terza generazione di una famiglia di vignaioli, “Cantine Due Palme”, azienda cooperativa costituita nel 1989, fonda la sua forza su 1200 soci conferitori e 2400 ettari di vigneti coltivati nel cuore del Salento.
Limitazioni nell’impiego di sostanze chimiche in vigna (l’Azienda ha ricevuto la certificazione Check Fruit, che attesta l’assenza di insetticidi nelle uve da vino) e utilizzo di macchinari all’avanguardia consentono una produzione enoica di qualità, che fonde elementi di modernità e tradizione.


Le uve a bacca rossa dominano il vigneto dell’Azienda e la vasta produzione enoica, che conta ben 25 etichette, deriva dalla coltivazione di vitigni autoctoni sia pugliesi (Primitivo, Negroamaro, Susumaniello, …) sia di altre regioni italiane (Falanghina, Sangiovese, …), oltre che di varietà internazionali (Cabernet Sauvignon, Merlot, …).

Sito Web dell’Azienda Vitivinicola: http://www.cantineduepalme.it

domenica 10 febbraio 2013

Castel del Monte DOC Riserva Il Falcone 2005 Rivera


Tipo di Vino:             Rosso
Uve                          Nero di Troia 70% - Montepulciano 30%
Vinificazione:            12-14 giorni di macerazione
Maturazione:            12 mesi in barrique francesi di varia età.
Titolo alcol.:              13,5%
Fascia di prezzo:       15 euro
Giudizio Enoitaca:     2 - 3 anfore

Ottenuto da vecchie viti coltivate nella zona del celebre castello pugliese di federiciana memoria, il suo nome è legato alla falconeria, nobile passatempo dell’imperatore.
Dal colore rosso cupo, mostra al naso sentori di frutta rossa, tabacco dolce e spezie scure. In bocca è intenso e di corpo; gli elementi (freschezza, tannicità, sapidità, …) ci sono tutti ma non sembrano, al momento, fare tanto squadra tra loro (forse tra qualche anno riusciranno a trovare un gioco migliore). Il finale è un po’ amarognolo ma con bei ritorni di liquirizia.

Sito Web dell’Azienda Vitivinicola: http://www.rivera.it/

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