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venerdì 24 novembre 2017

Il report dell'evento "Wine Fitness: Alto Adige"

La sera del giovedì 23 novembre, nella suggestiva cornice di un salotto settecentesco, sito al piano nobile di un palazzo storico della città di Frattamaggiore (NA), si è svolto un altro incontro targato Wine Fitness... un programma di eventi che, organizzati dall'Associazione Culturale "Enodegustatori Campani", sono volti all'approfondimento di vitigni e zone vitivinicole attraverso l'assaggio guidato di più bottiglie delle principali aziende del territorio.


Il focus è stato fatto questa volta sull'Alto Adige che, posto a ridosso delle Alpi e quasi interamente montuoso, rappresenta il territorio vitivinicolo più settentrionale d'Italia, mostrando tra l'altro forti influssi culturali e linguistici tedeschi (basta leggere le etichette dei vini per farsi un'idea!). 

Attraversato dal fiume Adige, il Südtirol presenta un clima dai tratti continentali o alpini, a seconda dell'altitudine, caratterizzato da estati calde ed inverni rigidi, nonché da forti escursioni termiche giornaliere che donano ai vini freschezza e profumi.

In quest'affascinante regione, che in antichità apparteneva alla "Raetia", le origini della viticoltura risalgono al 700 a.C. ed i vini retici ebbero in epoca romana molti illustri estimatori; sembra, inoltre, che proprio in queste terre gli antichi romani conobbero l'uso della botte in legno per la conservazione ed il trasporto del vino, che fino ad allora era riposto in anfore di terracotta.

Dato il clima, favorite sono le uve resistenti al freddo, come Sauvignon Blanc e Pinot Nero; oltre alle uve internazionali (piuttosto diffuse sul territorio), troviamo varietà autoctone, da cui si ottengono tra l'altro interessanti risultati, come Schiava, Lagrein e Traminer Aromatico. Tipico nei vigneti è poi il sistema di allevamento a "pergola", che ben si presta alle esigenze della viticoltura di montagna, permettendo di proteggere i grappoli dal forte irraggiamento estivo.

Ma passiamo, ora, ai vini degustati...

Ad aprire le danze è stato il Pinot Bianco 2016 di Terlan che, fondata nel 1893 nell'omonima località vicino Merano, rappresenta una delle cooperative di produttori più all'avanguardia di tutta la Penisola. Questa cantina conta più di centoquaranta soci che si prendono cura complessivamente di oltre centosessanta ettari di vigneto, siti ad un'altitudine compresa tra i 250 e i 900 metri sul livello del mare, ed offre al pubblico una produzione annua che supera abbondantemente il milione di bottiglie.
Prodotto in circa 110'000 bottiglie l'anno, questo vino affina per 5-7 mesi sui lievi in acciaio e rappresenta molto bene il territorio di origine. Si presenta, infatti, nel bicchiere con un vivace colore giallo paglierino con sfumature verdoline, mentre al naso si fa apprezzare per i suoi eleganti sentori floreali e di frutta a polpa bianca, cui seguono note di erbe aromatiche su un lieve sottofondo minerali e fumé; al gusto mostra buona freschezza e discreta sapidità... un vino sulla cui piacevolezza tutti siamo stati d'accordo! Infatti, la bottiglia a tavola è finita subito... segno oggettivo della sua bontà!
Dei vini prodotti da questa cantina ed ottenuti da questo vitigno ho potuto constatare la longevità in una degustazione fatta qualche tempo fa... sono dei bianchi da paura!

Tutti sanno dire "Ti amo", pochi sanno dire Gewürztraminer... come avrete intuito il secondo vino in degustazione è ottenuto da questo vitigno aromatico la cui zona di origine è rivendicata dall'Alto Adige, dal comune di Termeno in particolare. Il nome tedesco con cui il Traminer Aromatco è conosciuto deriva  dal termine "gewürz", che significa "speziato".  
Dal colore giallo paglierino carico con riflessi verde-oro, il Gewürztraminer 2015 di Terlan, la cui produzione si attesta intorno alle 110'000 bottiglie l'anno, si esprime al naso con sentori di albicocca, frutta esotica, fiori bianchi, uva spina ed erbe aromatiche; di buona morbidezza al gusto, mostra un finale leggermente amarognolo.

Siamo, poi, passati all'assaggio dei vini rossi con il buonissimo Blauburgunder 2012 di Garlider... a mio avviso, il più buon Pinot Nero prodotto in Italia e del quale ho già avuto modo di apprezzare più volte la bontà! (Vedi post precedente)
Ci troviamo nella Valle Isarco, la zona vitivinicola più a nord d'Italia, dove Christian Kerschbaumer, secondo i principi dell'agricoltura biologica, coltiva quattro ettari di vigneto su pendenze vertiginose che arrivano al 55% e ad altezze che vanno dai 540 agli 800 metri s.l.m.
Prodotto in poco più di un migliaio di bottiglie l'anno, questo vino, che matura per nove mesi in barrique, si è fatto notare per la delicatezza del colore e l'eleganza dei suoi profumi (al naso è un susseguirsi di sentori di sottobosco, frutta rossa e spezie), nonché per il piacevole equilibrio gustativo: risultando, inoltre, per nulla amarognolo, a differenza di tanti vini prodotti in zona a partire da questo vitigno... un capolavoro!

Quarto vino in degustazione è stato il Lagrein 2013 di Hartmann Donà che, enologo della Cantina di Terlano dal 1994 al 2002, ha iniziato a produrre vino per conto proprio a partire dal 2000.
Il vitigno autoctono da cui questo vino d'autore è ottenuto deriva il nome da Lagaria, cittadina della Magna Grecia situata sulle coste ioniche della Lucania, dove anticamente si produceva il "Lagarintos"... vino ottenuto da viti che verosimilmente furono poi diffuse nel nord Italia. Il robusto vino rosso "Dunkel" che se ne ottiene, riservato ai nobili e al clero, fu oggetto di rivendicazione durante la rivolta contadina del 1526; precedentemente, inoltre, nel 1370 l'Imperatore Carlo IV ne vietò la distribuzione tra le compagnie militari.  
Maturato per un anno in botti di legno, si presenta di colore rosso cupo nel bicchiere, mentre al naso sfoggia i suoi peculiari sentori di brunella alpina (cioccolato fondente e vaniglia), note di frutti di bosco e viola; piuttosto robusto e persistente appare poi all'assaggio, mostrando una fitta trama tannica.

Abbiamo, quindi, concluso la serata con l'assaggio del Torilan 2015 di Terlan, vino rosso ottenuto da uve Merlot per l'85% e da uve Cabernet Sauvignon per il restante 15%, che ci ha dato modo di ricordare come la zona dell'Alto Adige fosse considerata fino alla fine del XIX secolo una sorta di cantina dell'impero austro-ungarico: nel desiderio di produrre vini simili a quelli francesi, i nobili impiantarono vitigni internazionali, come Chardonnay, Merlot, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon.
Prodotto in circa 16'000 bottiglie l'anno, questo vino matura per 7-10 mesi in botti di legno grande; dal colore rosso rubino carico, si esprime al naso con sentori di ciliegia e frutti di bosco su un sottofondo di note speziate, mentre al palato appare ben equilibrato, nonostante la giovane età, pieno e piacevole.

Un bel colpo d'occhio sul panorama enoico altoatesino!

Un grande ringraziamento a Pierpaolo e Mena Damiano, aspiranti Sommelier Enodegustatori, per la gentile e calorosa ospitalità.


Per restare aggiornati sui prossimi eventi dell'associazione "Enodegustatori Campani" seguite il sito e la pagina facebook.

Grazie e alla prossima!




venerdì 20 ottobre 2017

Il report dell'evento "Wine Fitness: Barbera"


La sera del giovedì 19 ottobre, nella suggestiva cornice di salotto settecentesco, sito al piano nobile di un palazzo storico della città di Frattamaggiore (NA), si è svolto un altro incontro targato Wine Fitness... un programma di eventi che, organizzati dall'Associazione Culturale "Enodegustatori Campani", sono volti all'approfondimento di vitigni e zone vitivinicole attraverso l'assaggio guidato di più bottiglie delle principali aziende del territorio.

Foto di Salvatore Aroldo

Il focus è stato fatto questa volta sulla Barbera; tale vitigno deriva forse il nome dal termine medievale "Bàrberus", che significa irruente, aggressivo, indomito, così come è il vino giovane che da questa varietà se ne ottiene; secondo lo storico Aldo di Ricaldone, invece, l'origine del nome è da ascriversi alla somiglianza della Barbera con il "vinum Berberis", ossia il succo fermentato di Berberi, o Crespino, che presenta un bel colore rosso ed un gusto acidulo e astringente: tale succo, usato in cucina o come medicinale, era molto diffuso in Piemonte nel Medioevo.
A differenza di un passato piuttosto recente, che ha visto la produzione di vini "rustici", duri e acidi, oggigiorno da uve Barbera si ottengono vini pregevoli, in alcuni casi davvero notevoli, sia di pronta beva sia di più lungo affinamento.

Le prime testimonianze storiche della coltivazione della Barbera risalgono al XVIII e XIX secolo e la vogliono originaria del Monferrato: infatti, ampelografi dell'epoca la descrivono come "vitis vinifera montisferratensis"... Ed è stato proprio un vino prodotto in questo territorio ad aprire le danze... Stiamo parlando, infatti, del Rossore 2013 di Cascina Iuli, azienda fondata nel 1998 da Fabrizio Iuli, ottenuto da viti coltivate a 380 metri sul livello del mare secondo i principi dell'agricoltura biologica. Prodotto in circa 8'000 bottiglie l'anno, la fermentazione avviene in acciaio ed è operata da lieviti indigeni; dopo 12-15 giorni di macerazione sulle bucce, il vino matura poi in barrique di secondo passaggio di rovere francese per 16 mesi; successivamente è imbottigliato senza subire chiarifica né filtrazione. Appare nel bicchiere vestito di un intenso colore rosso rubino dai riflessi ancora violacei; esprime al naso sentori di ciliegia e viola incorniciati da sottili note speziate, mentre al gusto si fa notare per la grande freschezza ed il finale piacevole che invoglia alla beva.

E' stata poi la volta della Barbera dei Colli Tortonesi 2008 "Vignalunga" di Boveri, un nettare prodotto in sole 5'000 bottiglie l'anno e che matura per 18 mesi in barrique e tonneau. Una vera chicca, che si trovava tra l'altro in una fase davvero felice! Dal colore rosso granato mostra al naso una complessità plasmata dal tempo, dove emergono eleganti sentori di spezie, note di caffè, cacao e tabacco; di buona struttura e molto equilibrato al gusto, chiude con un lungo finale impreziosito da eleganti aromi di bocca.

Con il terzo vino in degustazione ci siamo spostati nelle Langhe... abbiamo, infatti, degustato la Barbera d'Alba "Vigna Francia" 2015 di Conterno, che prende il nome dal famoso cru di Serralunga. Questo vino, che matura per 20 mesi in botte, mostra sin da giovane una grande complessità olfattiva con profumi che arrivano così fitti ed intrecciati al naso da renderne difficile l'identificazione: dapprima note animali, selvatiche, cui seguono sentori di frutti e fiori rossi su un sottofondo di note di grafite, cioccolato fondente e caffè; in bocca è avvolgente, di grande piacevolezza gustativa ed elegante persistenza.

Abbiamo poi proseguito la serata con l'assaggio della Barbera d'Alba 2012 di Rinaldi, che è risultato il vino più carnoso e gastronomico della serata. Dall'intenso colore rosso rubino, si esprime al naso con sentori di frutta rossa e fiori, cui fanno da contorno note di agrumi e di pepe; di buona struttura al gusto... è un vino che richiama il cibo a tavola!

Ci siamo, infine, trasferiti nell'Astigiano, dove a Canelli, città famosa per il Moscato, nei vigneti dei fratelli Coppo è la Barbera a fare la parte del leone... abbiamo, infatti, degustato la Barbera d'Asti "Pomorosso" 2004, che matura per 14 mesi in barrique. Dal colore granato carico, impenetrabile, ed ancora molto vivace nonostante l'età, appare quasi sfacciato nella sua esuberanza olfattiva: a sentori di china si alternano note di rabarbaro, spezie orientali, caffè e cenni di viola essiccata su un sottofondo balsamico; al gusto i tannini sono levigati e, nonostante il gran corpo, il sorso mostra buona scorrevolezza. Di lunghissima persistenza... è la più potente Barbera mai assaggiata!


Un grande ringraziamento a Pierpaolo e Mena Damiano, aspiranti Sommelier Enodegustatori, per la gentile e calorosa ospitalità.


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Grazie e alla prossima!







domenica 25 giugno 2017

Etna Rosso 2015 Murgo


D'Estate, con il caldo a mille, è davvero difficile trovare un rosso che si presti a farsi bere facilmente.

Tuttavia, qualcosa esiste!


Ecco un vino rosso davvero buonissimo!

Si tratta di un vino ottenuto da uve Nerello Mascalese... in un angolo del Nord a Sud... ovvero sull'Etna.

Ha un colore rosso rubino di bellissima trasparenza... che già incanta solo a guardarlo!

Esprime al naso profumi mediterranei, di erbe aromatiche, di frutta rossa fresca ed al palato è di una beva da paura! Snello ma nello stesso tempo gustoso, sapido... una vera goduria!

Se quest'estate volete bere un rosso, fatevi un regalo... anzi, un piacere! State a sentire un fesso... Prendete una cassa di bottiglie di questo vino!






venerdì 9 giugno 2017

Il report dell'evento "Wine Fitness: Chianti Classico"


La sera del giovedì 25 maggio, nella suggestiva cornice di salotto settecentesco, sito al piano nobile di un palazzo storico della città di Frattamaggiore (NA), si è svolto un altro incontro targato Wine Fitness... un programma di eventi che, organizzati dall'Associazione Culturale "Enodegustatori Campani", sono volti all'approfondimento di zone vitivinicole attraverso l'assaggio guidato di più bottiglie delle principali aziende del territorio.


Il focus è stato fatto questa volta sul Chianti Classico; attualmente comprendente i territori di più comuni delle provincie di Firenze e Siena, questa antica denominazione, i cui primi confini furono tracciati nel 1716 dal Granduca Cosimo III de' Medici, in passato era riferita solo ai territori dei comuni di Gaiole, Radda e Castellina che, insieme, formavano nel XIII secolo l'antica "Lega del Chianti", il cui emblema era un gallo nero (che, tra l'altro, troviamo ancora riportato sulle bottiglie di Chianti Classico). Secondo una leggenda medievale, le repubbliche di Firenze e Siena, divise da una storica rivalità, decisero di ridisegnare i confini dei loro territori affidando la contesa ad una gara di velocità tra due cavalieri, che sarebbero partiti dalle rispettive città al primo canto del gallo: il loro punto di incontro sarebbe stato il nuovo confine territoriale. I fiorentini giocarono d'astuzia scegliendo un galletto nero che, tenuto a digiuno, cantò ben prima dell'alba, consentendo così al loro cavaliere di partire prima e percorre di conseguenza più strada rispetto all'altro contendente: fu così che buona parte della zona del Chianti passò sotto il controllo della repubblica fiorentina ed il gallo nero divenne il simbolo della "Lega del Chianti".

I vini di questa denominazione sono ottenuti da uve Sangiovese in purezza o assemblate con una piccola percentuale di uve a bacca rossa sia locali (come Canaiolo Nero e Colorino) sia internazionali (come Merlot e Cabernet Sauvignon).

I primi vini degustati nel corso della serata sono prodotti dall'azienda I Fabbri, sita in Greve in Chianti (FI), località Lamole, che segue in vigna i principi dell'agricoltura biologica e fa un ridotto uso di solforosa in cantina. I due vini sono: 1) il Chianti Classico Lamole 2014 che, ottenuto da Sangiovese in purezza, fermenta in vasche di acciaio e matura in tini di cemento per 15 mesi; questo vino si è fatto apprezzare per la sua freschezza olfattiva e vivacità gustativa. 2) il Chianti Classico Terre di Lamole 2013, dal punto di vista olfattivo, rispetto al precedente, ha mostrato maggiore complessità (arricchita da lievi note speziate, pepe in particolare) e maggiore struttura al gusto; si tratta di un vino che, ottenuto da uve Sangiovese per il 90% e da uve Colorino per il restante 10%, dopo la fermentazione in tini di acciaio di 50 hl, matura per 15 mesi in vasche di cemento e botti di rovere francese di varia provenienza da 400 e 500 litri di secondo e terzo passaggio.

Siamo passati poi al Chianti Classico Retromarcia 2014 che, ottenuto da uve raccolte da viti di Sangiovese con un'età media di 10 anni, dopo una fermentazione con lieviti autoctoni e 23 giorni di macerazione sulle bucce, matura poi per 18 mesi in botti, barrique e tonneaux di vari passaggi. Si tratta di un vino di un'eleganza assoluta, di suadente complessità olfattiva e di grande piacevolezza gustativa. A produrlo è l'azienda Monte Bernardi che, sita in Panzano in Chianti (FI), produce vini da uve coltivate con metodi biodinamici dal 2004.

E' stata poi la volta del Chianti Classico Rodàno 2015 di Fattoria Rodàno, azienda sita sulla strada che dalla valle del fiume Elsa porta a Castellina in Chianti (SI), in una località dove, nel medioevo, un insediamento benedettino dava ristoro ai pellegrini che dal Nord Europa si dirigevano a Roma.
Ottenuto da uve Sangiovese per il 90% e da uve Canaiolo e Colorino per il restante 10%, raccolte da viti coltivate secondo i principi dell'agricoltura biologica, questo vino, che matura per 18 mesi in legno (80% botti di rovere di Slavonia e 20% in barrique), ha mostrato grande struttura al gusto e note tostate al naso.

Abbiamo concluso la degustazione con il Chianti Classico Riserva 2011 dell'Antico Podere Casanova di Bucciarelli, azienda sita in Castellina in Chianti (SI) e della cui attività vi è traccia dalla fine dell'800. Un vino maestoso, sia al gusto che all'olfatto, molto materico, rimanendo tuttavia elegante e scorrevole; ottenuto da sole uve Sangiovese, questo vino, dopo una lunga macerazione sulle bucce, matura per 18 mesi in legno.


Un grande ringraziamento a Pierpaolo e Mena Damiano, aspiranti Sommelier Enodegustatori, per la gentile e calorosa ospitalità.


Per restare aggiornati sui prossimi eventi dell'associazione "Enodegustatori Campani" seguite il sito e la pagina facebook.

Grazie e alla prossima!








sabato 29 aprile 2017

Il report dell'evento "Wine Fitness: Lambrusco"

La sera del giovedì 27 aprile, presso il ristorante pizzeria "La Frasca" a Pozzuoli, si è svolto un altro incontro targato Wine Fitness... un programma di eventi che, organizzati dall'Associazione Culturale "Enodegustatori Campani", sono volti all'approfondimento di zone vitivinicole attraverso l'assaggio guidato di più bottiglie delle principali aziende del territorio.

Foto di Salvatore Aroldo

Il focus è stato fatto questa volta sui vini prodotti in provincia di Modena, in particolare nel territorio di Bomporto, a partire da uve Lambrusco: in realtà, ne esistono più varietà di vite Lambrusco, alcune delle quali derivano il nome dall'origine geografica, come il Lambrusco di Sorbara... varietà che, coltivata in terreni a prevalente componente sabbiosa, dà vini solitamente più scarichi nel colore e dal corpo più leggero.

Nella sua monumentale opera di ben 5 volumi realizzata negli anni '50 e '60 del secolo scorso e che ha per titolo "Principali vitigni da vino coltivati in Italia", Italo Cosmo a proposito delle diverse varietà di Lambrusco scrive: "quello di Sorbara è senza dubbio il più importante perché dà un vino più pregiato degli altri; malauguratamente non si è molto diffuso al di fuori della sua zona originaria, a causa della sua difettosa conformazione floreale, la quale si traduce in scarsa e talora scarsissima fertilità... Oggi lo si trova tuttavia in quella parte mediana della pianura modenese compresa tra i fiumi Secchia e Panaro e che ha per centro la frazione di Sorbara in Comune di Bomporto".

Durante la serata abbiamo avuto, appunto, modo di assaggiare più vini ottenuti da questa varietà di Lambrusco; ecco, di seguito, qualche nota sui vini degustati e le aziende produttrici.



"Il vino non è matematica: è il frutto di attenta ricerca e smodata passione", queste sono le prime parole che si leggono visitando il sito web dell'azienda di Christian Bellei. Fondata nel 1920 dal suo  bisnonno questa cantina con sede a Bomporto, in provincia di Modena, conta 9 ettari vitati a circa 650 metri d'altitudine in conversione biologica, da cui ottiene una produzione media annua di circa 130'000 bottiglie.

Lambrusco di Modena Spumante DOC Rosé
Ottenuto da uve Lambrusco di Sorbara coltivate nei terreni alluvionali del fiume Secchia, la presa di spuma avviene con metodo Classico e vede un affinamento sui lieviti che si spinge anche oltre 30 mesi.
Vendemmia 2012; sboccatura ottobre 2016. Un vino dal colore oro rosa antico, delicato ed elegante al naso, dove esprime sentori di petali di rosa, note di ciliegia e di fragolina di bosco, affilato al gusto, di spiccata acidità e grande sapidità!
Produzione media annua: 35'000 bottiglie.



Sul sito web di quest'azienda a conduzione familiare, si leggono le parole dell'attuale proprietario, Alberto Paltrinieri: "Quando finii gli studi, mio padre Gianfranco mi chiese cosa desideravo fare nella vita. La mia risposta fu che volevo mantenere viva la tradizione del lavoro che nonno Achille aveva, con una felice intuizione, iniziato nel 1926, e che lui, aiutato da mia madre, aveva sapientemente portato avanti. 
Ora, insieme a mia moglie Barbare, e con il prezioso aiuto degli enologi Attilio Pagli e Leonardo Conti, e dell'agronomo Stefano Dini, curo e vinifico 15 ettari di vigneto nella storica zona del Cristo di Sorbara, la più sottile estensione di terra compresa tra il Secchia e il Panaro, i due fiumi che abbracciano la provincia modenese." 

Lambrusco di Sorbara DOC "Leclisse"
Vino rosso frizzante secco ottenuto da uve Lambrusco di Sorbara; la rifermentazione di questo vino avviene con metodo Charmat lungo.
Vendemmia 2015. Si presente nel bicchiere di un colore leggermente più carico del precedente, anch'esso delicato al naso, ma sicuramente meno intenso al gusto... un vino da servire come aperitivo.
Produzione media annua: 18'000 bottiglie.

Lambrusco di Sorbara DOC "Sant'Agata"
Vino rosso frizzante secco ottenuto da uve Lambrusco di Sorbara; 2 giorni di macerazione a contatto con le bucce; la rifermentazione avviene con metodo Charmat.
Vendemmia 2016. Si presenta nel bicchiere di colore rosso scarico, quasi rosato, al naso esprime sentori di caramella alla ciliegie e viola, mentre al gusto mostra una struttura più compatta rispetto ai due precedenti, non brillando però per intensità delle sensazioni gustative.
Produzione media annua: 15'000 bottiglie.

Lambrusco di Sorbara DOC "Piria"
Vino rosso frizzante secco ottenuto da uve Lambrusco di Sorbara (70%) e Lambrusco Salamino (30%); 3 giorni di macerazione a contatto con le bucce; la rifermentazione avviene con metodo Charmat.
Vendemmia 2016. Il colore più carico, rispetto a quello del vino precedente, fa da preludio alla maggiore struttura ritrovata poi al gusto e sorretta da tannini un po' più presenti; seppur piacevole con i suoi intensi sentori di viola e frutti di bosco, appare meno elegante rispetto ai vini precedenti... forse della batteria è quello (con licenza parlando) più "rustico".
Produzione media annua: 18'000 bottiglie.

Lambrusco di Sorbara DOC "Radice"
Vino rosso frizzante secco ottenuto da uve Lambrusco di Sorbara; rifermentazione naturale in bottiglia con lieviti indigeni.
Vendemmia 2014. Dal colore rosso pallido, appare un po' ritroso al naso, lasciando trapelare solo qualche cenno di frutti di bosco e rametti secchi; più espressivo appare al gusto, mostrando un sorso pieno, secco, con un bell'attacco acido-sapido. 
Produzione media annua: 18'000 bottiglie.


A fine serata ripenso alle parole scritte da Mario Soldati, trattando del Lambrusco, nel suo capolavoro "Vino al Vino": "Non esistono, per i vini, leggi assolute. Sono esseri viventi, al pari di creature umane. Riescono come riescono: imprevedibili, vari, capricciosi. Il loro bello, e il loro buono".



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venerdì 31 marzo 2017

Il report dell'evento "Wine Fitness: Il Primitivo in Puglia"


La sera del giovedì 30 marzo, presso il ristorante pizzeria "La Frasca" a Pozzuoli, si è svolto un altro incontro targato Wine Fitness... un programma di eventi che, organizzati dall'Associazione Culturale "Enodegustatori Campani", sono volti all'approfondimento di zone vitivinicole attraverso l'assaggio guidato di più bottiglie delle principali aziende del territorio.



Il focus è stato fatto questa volta sui vini prodotti in Puglia a partire da uve Primitivo; quest'ultimo è un vitigno a bacca rossa di origini incerte, il cui nome deriva dalla precocità di maturazione dell’uva, che avviene mediamente tra la fine di agosto e i primi di settembre.
Presente in Puglia da tempo immemore (alcuni ritengono che la sua introduzione risalga al periodo della colonizzazione fenicia), questo vitigno è alla base delle DOC Primitivo di Manduria e Gioia del Colle; si osservano, però, alcune differenze fenotipiche tra i biotipi coltivati nei territori di queste due denominazioni, il che in parte spiega le differenze riscontrabili tra i vini prodotti nelle due zone. In genere a Gioia del Colle troviamo vini più slanciati rispetto a quelli di Manduria, grazie anche alle elevate altitudini, che in alcuni casi arrivano a toccare i 500-600 metri e che garantiscono ampie escursioni termiche (conferendo così all'uve, e quindi anche ai vini, elevata acidità e ricchezza di sostanza aromatiche); mentre a Manduria troviamo, in genere, vini dai colori molto scuri e dagli intensi sentori di frutti di bosco, morbidi e ricchi di alcol.

Primo vino in assaggio è stato il Primitivo Puglia IGP 2015 "Moi" di Varvaglione. Fondata nel 1921, quest'azienda, condotta oggi da Cosimo e Maria Teresa Varvaglione, ha sede a Leporano (in provincia di Taranto) e conta ben 155 ettari vitati, da cui ottiene circa un milione e mezzo di bottiglie l'anno.
Ottenuto da viti coltivate a ridosso del Mar Ionio, questo vino è risultato piuttosto ridotto al naso in prima battuta, aprendosi poi man mano con sentori di amarena e fiori rossi; maggiori consensi ha ricevuto in fase gustativa, concedendo una beva piacevole ed equilibrata.  

Il secondo vino degustato è stato il Salento Primitivo IGP 2011 di L'Archetipo. Quest'azienda, passata nel corso degli anni dalla pratica dell'agricoltura biologica a quella della biodinamica, adotta oggi in vigna, seguendo il pensiero di Masanobu Fukuoka, i principi dell'agricoltura sinergica... ossia, di un'agricoltura del tutto sostenibile, in cui le sinergie tra tutti gli anelli dell'ecosistema sono innescate: al bando la chimica e l'aratura! La filosofia è quella di tornare agli archetipi, ossia alla naturale forma di un qualcosa. I 20 ettari vitati di proprietà dell'azienda sono adagiati ad oltre 300 metri sul livello del mare, ai piedi della murgia barese, su terreni originatesi dall'accumulo di terra rossa residuante dai processi di carsificazione e di erosione dei dossi calcarei (conosciuti con il nome di murgia).
Ottenuto da viti con un'età media di circa 15 anni, coltivate a controspalliera libera, questo vino mi ha colpito al naso per i suoi tratti mediterranei, risultando avvolgente con i suoi sentori di more, cespuglio, arbusti, erbe essiccate e ciliegia selvatica; non mi ha deluso poi al gusto, denotando snellezza ed agile beva. Le uve da cui si ottiene vengono raccolte nella prima settimana di settembre; la vinificazione avviene con l'utilizzo di lieviti autoctoni ed il vino viene lasciato poi maturare in grandi botti di legno di rovere per 12 mesi. Non si effettua alcuna chiarifica o filtrazione. Produzione media annua: 37'000 bottiglie.

Siamo passati poi all'assaggio del Salento Primitivo IGP 2012 "Taras" delle Tenute Al Bano Carrisi. L'azienda è di proprietà del noto cantante, che non dimentica le sue origini, mantenendo vivi dentro di sé l'amore ed il rispetto per la terra... valori trasmessi dalla sua famiglia contadina, che da generazione abita e lavora quelle assolate campagne pugliesi abbracciate dalla macchia mediterranea, dove si produce vino sin dal '700.
Prodotto in circa 35'000 bottiglie l'anno questo vino, ottenuto da viti coltivate ad alberello e maturato in barrique di rovere francese per quasi un anno, deriva il nome dall'eroe mitologico ritratto sull'antica moneta argentea di Taranto... raffigurato a cavallo di un delfino e con un tridente alla mano sinistra,  secondo la leggenda Taras, figlio di Poseidone e della ninfa Satyra, fu tra i primi a colonizzare la Magna Grecia. Dopo un inizio entusiasmante al naso, dove ha esordito con sentori di prugna e ciliegia, note di tabacco dolce e terra umida, il vino ha poi virato man mano su toni meno eleganti di frutta dolce; di discreta struttura e freschezza al gusto. Il giudizio di questo vino è stato forse un po' penalizzato dall'assaggio del vino successivo.

E' stata, infatti, poi la volta del monumentale Gioia del Colle DOC 2008 "17" di Polvanera. Quest'azienda deriva il nome dal fatto che, adiacente alla cantina, si trova una masseria risalente al 1820, la cui struttura era utilizzata in passato per la produzione di carbone: da qui, il soprannome "Polvagnor" (che, in dialetto pugliese, sta per "Polverenera"), dato dai compaesani alla famiglia che la portava avanti e che ha poi ispirato Filippo Cassano, proprietario ed enologo dell'azienda. Con ben 100 ettari vitati ed una produzione annua di circa 280'000 bottiglie, l'azienda è certificata per la pratica di agricoltura biologica e dispone di una suggestiva cantina che, scavata per 8 metri nella roccia calcarea, consente ai vini di affinare ad una temperatura costante.
Frutto di viti con un'età media di circa 70 anni e coltivate ad alberello fino a 450 metri sul livello del mare, le uve da cui questo vino si ottiene sono raccolte nella prima/seconda settimana di settembre. La produzione media annua è di circa 16'000 bottiglie; il periodo di macerazione dura 4 settimane ed il vino matura per 24 mesi in solo acciaio. Si esprime con grande eleganza e complessità al naso: sentori di frutti di bosco, arbusti, grafite ed olive nere svettano su un sottofondo balsamico; di grande struttura e persistenza appare al gusto, saporito, ricco di sostanza, di estratti... quasi masticabile! Ma, nel contempo, è di una bevibilità estrema! Un vero capolavoro!

Infine, abbiamo degustato il Primitivo di Manduria DOC 2013 "ES" di Gianfranco Fino. Nata nel 2004, l'azienda di Gianfranco Fino è passata da poco più di un ettaro a oltre 15 ettari di vigneto, in cui tutte le viti sono coltivate ad alberello secondo i principi dell'agricoltura biologica. Anche se giovane, quest'azienda ha già ottenuto riconoscimenti importanti, acquisendo in pochi anni visibilità a livello internazionale.
Questo vino nasce da uve raccolte dopo un lieve appassimento (fine agosto); le viti da cui queste si ottengono hanno un'età media di circa 60 anni e sono coltivate a circa 100 metri sul livello del mare. Dopo una macerazione che va da due a tre settimane, il vino (prodotto in circa 15'000 bottiglie l'anno) matura poi per 9 mesi in barrique (per il 50% nuove e per il 50% di secondo passaggio). il vino appare ritroso al naso, piuttosto contratto; al gusto è piacevole, di grande struttura e persistenza... ha la stoffa del campione! Un infanticidio!


Grazie e alla prossima!






sabato 18 febbraio 2017

Il report dell'evento "Wine Fitness: Cirò"

La sera del giovedì 16 febbraio, presso il "Ramblas Tapas Ristorante" a Grumo Nevano, si è svolto un altro incontro targato "Wine Fitness"... un programma di eventi che, organizzati dall'Associazione Culturale "Enodegustatori Campani", sono volti all'approfondimento di zone vitivinicole attraverso l'assaggio guidato di più bottiglie delle principali aziende del territorio.




Il focus è stato fatto questa volta su quella che è considerata la più famosa denominazione della regione Calabria, ossia Cirò, che prende il nome dalla cittadina, in provincia di Crotone, affacciata sul mar Ionio e un tempo chiamata Cremissa; in antichità il vino qui prodotto, il "Krimisa", veniva dato in dono agli atleti che ritornavano vincitori dalle Olimpiadi di Atene, e la sua produzione divenne così importante che, per facilitare il carico delle navi che attendevano nel porto, furono costruiti con tubi di terracotta dei veri e propri "enodotti" che partendo dalle colline circostanti arrivavano direttamente ai punti di imbarco. Sui terreni argilloso-sabbiosi del territorio di Cirò e di altri comuni limitrofi, si coltiva il Gaglioppo, vitigno autoctono a bacca rossa il cui nome deriva da un termine greco che significa “bellissimo piede”, dove per “piede” si intende il rachide e quindi per estensione l’intero grappolo. Tale vitigno, che fu verosimilmente importato in Italia dai coloni greci nel VII secolo a.C., era probabilmente alla base del vino "Krimisa".



Ad aprire le danze è stato il Cirò Rosso Classico Superiore Riserva 2012 di Caparra & Siciliani, una cooperativa che sin dai primi anni '60 rappresenta un punto di riferimento per l'intero territorio. Produttori di vino sin dal XIX secolo, le famiglie Caparra e Siciliani lavorano le uve provenienti dai vigneti di proprietà dei soci, estesi per oltre 200 ettari. Si tratta di un vino dall'ottimo rapporto qualità/prezzo, di facilissima reperibilità, dotato di buona freschezza e tannini vellutati, caratterizzato al naso da sentori di piccoli frutti a bacca rossa e note di pelliccia; matura in botti di rovere di Allier.



Il secondo vino degustato è stato il Cirò Rosso Classico Superiore Riserva "Duca Sanfelice" 2011, fruttato e floreale al naso, di maggiore struttura rispetto al precedente, ma con tannini ancora da limare al palato. Le uve con cui si ottiene questo vino derivano da vecchie viti coltivate ad alberello, principalmente dalla vigna "Duca Sanfelice"; dopo 7/8 giorni di macerazione, il vino matura in solo acciaio per 36 mesi. Di questo nettare ne vengono prodotte in media ogni anno circa 250'000 bottiglie... come a testimoniare che si possono ottenere vini di qualità anche con numeri elevati (cosa che non spesso riesce a verificarsi). L'azienda produttrice è Librandi, tra le più grandi in Calabria; vanta, infatti, ben 232 ettari vitati distribuiti in sei tenute. Dal sito web aziendale si legge che "I vigneti della tenuta Ponta", nucleo storico dell'azienda, "sono stati impiantati in origine da Raffaele Librandi, padre di Antonio e Nicodemo e nonno dei Librandi dell'ultima generazione in azienda, negli anni '50".


Successivamente abbiamo dato spazio ai vini dell'azienda 'A Vita, il cui nome in dialetto calabrese indica la vite. Otto sono gli ettari vitati condotti da Laura e Francesco, friulana lei e calabrese lui, secondo i principi dell'agricoltura biologica, utilizzando rame e zolfo con parsimonia e facendo sovesci e ridotte lavorazioni del terreno per preservarne la fertilità e favorire la biodiversità del suolo. In cantina le fermentazioni sono spontanee con lieviti indigeni e senza aggiunte di enzimi; basso, inoltre, è l'utilizzo di solforosa.


Abbiamo degustato il Cirò Rosso Classico Superiore 2013, che si è fatto apprezzare per la piacevolezza e consistenza gustativa; ottenuto da viti coltivate in collina (fino a 100 metri sul livello del mare), dopo 5 giorni di macerazione, questo vino matura in acciaio per 18 mesi. Ne vengono prodotte ogni anno in media 8'000 bottiglie.


Altro vino degustato di quest'azienda è stato il Cirò Rosso Classico Superiore Riserva 2010, che è risultato di una complessità straordinaria, fruttato, speziato, balsamico... un vino profondo e di squisita fattura, ottenuto da vecchie viti coltivate in collina, tra i 50 e i 100 metri s.l.m.; dopo ben 2 mesi di macerazione, il vino matura in botti di rovere da 2000 litri per un anno. Solo 3'500 bottiglie per uno vino che, a mio modesto avviso, è da annoverare tra i più grandi rossi italiani.



Incastonata come un brillante tra quella dei due vini precedenti, la degustazione del Cirò Rosso Classico Superiore "Aris" 2013 ha dato prova dell'eleganza che si può raggiungere lavorando la terra e le uve di questa denominazione... un vino che si mostrava un po' ritroso al naso appena versato nel bicchiere, ma che poi come un pavone ha man mano aperto la sua coda; le uve da cui si ottiene provengono da viti coltivate ad alberello ed impiantate nel 1980 a 105 metri s.l.m.; dopo fermentazione spontanea e macerazione a cappello sommerso in vasca di cemento aperta (palmento antico) per 4 giorni, questo vino matura in solo acciaio per 18 mesi. Una chicca prodotta in sole 5'000 bottiglie l'anno da Sergio Arcuri che, discendete da una famiglia di viticoltori, nel 2009 insieme al fratello Francesco e coadiuvato dal papà, inizia i lavori di ammodernamento della cantina. Quattro sono gli ettari vitati dell'azienda, di cui due coltivati ad alberello (un ettaro impiantato nel 1945, l'altro nel 1980) e due impiantati nel 2005 e coltivati a cordone speronato. L'azienda segue in vigna i principi dell'agricoltura biologica.



Infine, abbiamo avuto la possibilità di testare una bottiglia con ben 15 anni di vita sulla spalle, il Cirò Rosso Classico 2001 di Cantina Enotria... potete anche non crederci, ma il tappo è emerso integro dal collo della bottiglia così come il vino, bellissimo nel colore, nei sentori terziari e nel gusto delicato! Una bottiglia che rende onore alla denominazione e a questa cantina, che raggruppa le più antiche aziende viticole del comprensorio e che con i suoi circa 140 ettari di vigneto rappresenta attualmente una delle più importanti realtà enoiche della Calabria. Al suo timone da oltre cinquant'anni troviamo il Comm. Rag. Gaetano Cianciaruso e l'enotecnico Saverio Calabretta, discendente da un'antica famiglia di viticoltori.




Un applauso e mille grazie vanno a Raffaele Santullo, chef e proprietario del "Ramblas Tapas Ristorante", per la gentile ospitalità e per averci sapientemente deliziato con assaggi di cucina spagnola. Raffaele, dopo anni di esperienza in più ristoranti in Spagna, torna sei anni fa nel suo paese, Grumo Nevano, dove nei locali di un antico palazzo storico di Via Roma (che, una volta, ospitavano la pizzeria del papà), ha aperto un angolo di Spagna nel Regno delle Due Sicilie.






venerdì 20 gennaio 2017

Il report di "Wine Fitness: Falerno del Massico"

Ristorante Pizzeria "La Frasca", Pozzuoli - 19/01/2017



Subito furono portate delle anfore di vetro scrupolosamente sigillate con il gesso, sul cui collo erano apposte delle etichette con questa scritta: "Falerno Opimiano di cent'anni". Mentre eravamo intenti a leggere le etichette, Trimalcione batté le mani e disse: "Ahimè, dunque il vino vive più a lungo di un ometto. Perciò beviamo pure come spugne! Il vino è vita. E questo è Opimiano puro. Ieri non ne ho offerto di così buono, eppure cenavano persone ben più di riguardo" (Satyricon, Petronio).
Secondo una leggenda il dio Bacco, sulle falde del monte Massico, nei pressi di Mondragone, comparve sotto mentite spoglie ad un vecchio agricoltore di nome Falerno, il quale, nonostante la sua umile condizione, lo accolse offrendogli tutto quel che aveva, ossia latte, miele e frutta; commosso dalla sua generosità, Bacco trasformò il declivio del monte Massico in un florido vigneto ed il vino lì prodotto, conosciuto con il nome di Falerno, divenne il più noto e apprezzato dell’antichità... si può addirittura considerare il Falerno come la prima denominazione di origine dell’enologia mondiale; infatti, gli antichi romani usavano conservarlo in anfore chiuse da tappi muniti di targhette (pittacium) che ne garantivano l’origine e l’annata.
Con la decadenza dell’Impero romano, purtroppo si affievoliscono le testimonianze relative a questo vino; già Orazio gli preferiva il Cecubo o il vino di Taranto e Plinio lamentava la scomparsa del vero Falerno e deplorava la comune pratica dei vignaioli, i quali per fronteggiare la crescente domanda, non si preoccupavano della peggiore qualità dell’uva. Dopo secoli di oblio, il Falerno fu ripescato da Carlo d’Angiò allorquando, con la costruzione dei “Regi Lagni”, avviò un’opera di bonifica e di recupero e diede nuovo impulso alla viticoltura campana.
Attualmente l’area di produzione del Falerno del Massico comprende cinque comuni (Sessa Aurunca, Cellole, Mondragone, Falciano del Massico e Carinola), ubicati all’estremità nord-occidentale della provincia di Caserta... si tratta di una zona compresa tra il fiume Volturno, il crinale del monte Massico, la costa Tirrenica e il fiume Savone, corrispondente all’antico “ager falernus” e caratterizzata dalla presenza di terreni vulcanici e ricchi di tufo. Questa denominazione prevede: un "Bianco" da uve Falanghina, dagli eleganti sentori di frutta esotica e dal sapore morbido ed equilibrato; un "Rosso" a base di Aglianico e Piedirosso, complesso al naso e dai tannini fitti ma non aggressivi; un "Primitivo" dal colore intenso e con profumi di frutti a bacca nera ben maturi, corposo e morbido al gusto.



VINI DEGUSTATI E RELATIVE AZIENDE PRODUTTRICI

VERSANTE NORD-OVEST

Si caratterizza, rispetto al versante sud-est, per la presenza di terreni più compatti, con maggiore presenza di argilla e calcare, che raggiungono tra l'altro un'altitudine maggiore; soggetto a maggiori perturbazioni metereologiche, in questo versante il vitigno più diffuso è l'Aglianico.

Villa Matilde

La storia di quest'azienda inizia negli anni '70, quando l'avvocato Francesco Paolo Avallone, appassionato di storia e di vini, incuriosito dai racconti di più autori latini, decise di riportare in vita il Falerno. Dopo anni di studio, coadiuvato da un gruppo di amici, tra cui alcuni docenti della Facoltà di Agraria dell'Università degli Studi di Napoli "Federico II", l'avvocato Avallone individuò in alcuni ceppi sopravvissuti miracolosamente al passaggio della fillossera, le varietà di viti da cui, secondo lui, si otteneva il leggendario vino di epoca romana. Dal reimpianto di questi ceppi nacque Villa Matilde, oggi guidata dai figli di Francesco Paolo, Maria Ida e Salvatore Avallone.

L'azienda ha sede a Cellole, mentre i vigneti che danno origine al suo Falerno del Massico sorgono nei territori dei comuni di San Castrese e Sessa Aurunca, alle pendici del vulcano spento di Roccamonfina ad un'altitudine di circa 140 metri sul livello del mare.

Il Falerno del Massico Bianco è ottenuto da uve Falanghina (biotipo denominato "falernina") e matura in solo acciaio. Produzione media annua: 70'000 bottiglie.

2015: Dal colore giallo paglierino, esprime al naso sentori di frutta a polpa bianca, note di erbe aromatiche ed, infine, cenni di frutta tropicale. Di discreta struttura e morbidezza al gusto, mostra buona acidità e chiude con una lunga scia sapida. 3 anfore.

Il Falerno del Massico Rosso è ottenuto, invece, da uve Aglianico (80%) e Piedirosso (20%); la macerazione sulle bucce è condotta per 20/25 giorni; il vino matura in parte in barrique nuove di rovere di Allier ed in parte in botti tradizionali di rovere di Slavonia da 10 a 35 hl per 10/12 mesi.
Produzione media annua: 100'000 bottiglie.

2011: Dal colore rosso rubino che sfuma nel granato, presenta al naso sentori di prugna, frutti di bosco e sottili note di spezie dolci; mostra al gusto tannini vellutati, buona struttura e scorrevolezza. 3 anfore.

1989: Colore ancora perfettamente uniforme, nonostante la veneranda età; di grande e fine complessità olfattiva, descritta da sentori di spezie orientali, erbe officinali, china, fiori secchi, legno nobile e liquirizia; al gusto è di un'incantevole piacevolezza gustativa! 5 anfore.



Masseria Felicia

Protagonista della giovane storia di questa piccola azienda artigianale è Felicia Brini che, lasciata la frenetica vita della città, decide di trasferirsi in campagna, dove i genitori hanno ristrutturato un antico casale di inizio '900, e di dedicarsi alla produzione di vino e di olio.

Adagiati sulle pendici del Massico, i vigneti dell'azienda raggiungono anche i 200 metri sul livello del mare e sorgono su terreni ricchi di elementi di natura vulcanica.

Il Falerno del Massico Rosso è a base di uve Aglianico e matura in solo acciaio.
Produzione media annua: 10'000 bottiglie.

2012: Dall'intenso colore rosso rubino, mostra un naso scuro, dove dominano note cineree fuse a sentori di ciliegie e frutti di bosco; presenta al gusto tannini ancora scalpitanti e una grande freschezza che ne facilita la beva. 4 anfore.


VERSANTE SUD-EST

Presenta rilevi con pendenze più dolci rispetto al versante nord-est, nonché terreni  meno compatti; dal clima più caldo e asciutto, questo versante ha il Primitivo come suo vitigno più diffuso.

Moio

La fama di quest'azienda è legata al Comm. Michele Moio che, sin dal secondo dopoguerra, si prodigò alla riscoperta del vino Falerno, vedendo nel Primitivo il vitigno alla base di questo vino così elogiato dagli antichi romani.

L'azienda è sita in Mondragone ed i suoi vigneti, da cui si ottiene il Falerno del Massico, sorgono a ridosso del litorale domizio a pochi metri sul livello del mare.

Il Falerno del Massico Primitivo è ottenuto, appunto, da sole uve Primitivo vendemmiate nel mese di settembre, questo vino matura per un anno in botti di rovere di Slavonia. Produzione media annua: 40'000 bottiglie.

2013: Colore rosso cupo, impenetrabile. Al naso emergono sentori di prugna e frutti di bosco, note di cannella, cenni di liquirizia e di caffè; avvolgente e caldo al gusto, mostra grande struttura e tannini delicati. 3 anfore.

Cantina Papa

L'azienda vitivinicola ha una storia lunga un secolo, affondando infatti le sue radici nei primi decenni del '900. Discendente da una famiglia di viticoltori, Antonio Papa, dottore in Lettere Classiche specializzato in Archeologia, guida oggi l'azienda insieme al padre Gennaro.  

I vigneti della cantina, 5 ettari dislocati in tre località di Falciano del Massico, sono ad un'altitudine compresa tra 100 e 200 metri sul livello del mare e sorgono su terreni di origine vulcanica.

Il Falerno del Massico Primitivo "Conclave" è a base di uve Primitivo e matura in barrique nuove e usate per 3/5 mesi. Produzione media annua: 10'000 bottiglie.

2014: Di colore rosso cupo, al naso dominano sentori di olive nere, mentre al gusto si fa apprezzare per la scorrevolezza nonostante la struttura importante. 4 anfore.



Wine Fitness, la palestra del vino degli Enodegustatori Campani.

Tenetevi aggiornati sui prossimi incontri su http://www.enodegustatoricampani.it oppure seguite la pagina facebook "Enodegustatori Campani".





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