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domenica 8 ottobre 2017

Il report dell'evento "Wine Fitness: Verdicchio"


La sera del giovedì 05 ottobre, presso il ristorante pizzeria "La Frasca" a Pozzuoli, si è svolto un altro incontro targato Wine Fitness... un programma di eventi che, organizzati dall'Associazione Culturale "Enodegustatori Campani", sono volti all'approfondimento di vitigni e zone vitivinicole attraverso l'assaggio guidato di più bottiglie delle principali aziende del territorio.

Foto di Salvatore Aroldo

Il focus è stato fatto questa volta sul Verdicchio; tale vitigno deriva il nome dal colore dell’uva che, anche a completa maturazione, non perde mai le sfumature verdoline, trasmettendole poi al vino. Le origini di questo vitigno sono sconosciute; tuttavia, dato che recenti studi genetici ne hanno evidenziato una parentela molto stretta con il Trebbiano di Soave, si è ipotizzata la sua introduzione nelle Marche da parte di coloni veneti giunti alla fine del '400 per ripopolare le campagne dopo un'epidemia di peste. Proprio in questa regione dell'Italia Centrale, questo vitigno ha trovato la sua terra d'elezione: viene, infatti, vinificato in purezza nelle zone di Matelica e di Jesi.

Il primo vino assaggiato è stato il Verdicchio di Matelica 2016 di Gagliardi, prima azienda a vendere il vino di questa zona in bottiglia; ottenuto da viti coltivate ad un'altitudine compresa tra i 300 e i 600 metri, questo vino si caratterizza al naso per i freschi sentori di menta e frutta a polpa bianca ancora acerba, mentre al gusto esprime grande freschezza, che ben bilancia l'importante componente alcolica, e piacevolezza gustativa.

Il secondo vino degustato è stato il Verdicchio di Matelica 2015 di Colle Stefano, azienda sita a Rustano di Castelraimondo, che coltiva le sue viti seguendo i principi dell'agricoltura biologica. Ottenuto da vigne collocate ad oltre 400 m s.l.m., questo vino, che matura per 4 mesi in acciaio sulle fecce fini, mostra rispetto al precedente una maggiore maturità al naso, dove richiama i profumi più caldi e avvolgenti della pesca e del fieno, e al gusto, apparendo più rotondo e persistente.

Ci siamo lasciati sempre più indietro le alture dell'Appennino per dirigerci verso il Mare Adriatico... abbiamo, infatti, proseguito la serata con il Verdicchio dei Castelli di Jesi "di Gino" 2015 della Fattoria San Lorenzo, un'azienda dalla lunga storia vitivinicola e guidata oggi da Natalino Cagnoletti coadiuvato dall'enologo Hartmann Donà. Del primo ce ne fa un ritratto la Guida Slowine 2016: "Natalino è tenace, crede nei principi di naturalità e nel minimo intervento sia in vigna, sia in cantina, con fermentazioni spontanee e lente".
Prodotto in circa 30'000 l'anno, questo vino si fa apprezzare per i sentori floreali e di pera, nonché per il suo gusto equilibrato.

E' stata poi la volta del buonissimo Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore 2016 di La Staffa, azienda guidata da quello che è considerato l' "enfant prodige" della zona, ossia dal giovanissimo Riccardo Baldi, il cui vino ci ha piacevolmente sorpreso.
Ottenuto da viti coltivate secondo i dettami dell'agricoltura biologica, questo vino esprime al naso eleganti note floreali e di frutta a polpa bianca su un lieve sottofondo di erbe aromatiche e di pietra focaia, mentre al gusto colpisce per la grandissima sapidità senza, tuttavia, risultare mai amaro.

Infine, abbiamo messo alla prova le capacità di invecchiamento dei vini ottenuti da uve Verdicchio... abbiamo, infatti, assaggiato il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva "Campo delle Oche" 2009 di Fattoria San Lorenzo. Mitico vino, prodotto in sole 11'000 bottiglie l'anno e lasciato a maturare sui lieviti per ben 18 mesi in vasche di acciaio, si è lasciato ammirare nel bicchiere per il suo colore oro antico, assolutamente vivo e non spento! Ha esordito poi al naso con sentori di distillato (whisky), miele, spezie e cioccolato bianco; morbido al gusto nella prima parte di bocca, è andato poi via piacevolmente e tipicamente amarognolo, nonché omaggiato da una lunga scia di aromi.


Per restare aggiornati sui prossimi eventi dell'associazione "Enodegustatori Campani" potete anche seguire la pagina facebook.

Grazie e alla prossima!





martedì 21 giugno 2016

Il Vino Cotto di Tiberi David



Mai sentito parlare di Vino Cotto?

 

 

 

Eppure il Vino Cotto ha origini antiche... così come testimoniato anche da autori latini, come Plinio il Vecchio e Columella, che ne descrivono le tecniche produttive, nonché la consuetudine degli imperatori romani di berlo a fine pasto. Successivamente, nel XVI secolo, a parlare di Vino Cotto è Sante Lancerio, bottigliere di papa Paolo III, che ne esalta la bontà e, un po' più tardi, Andrea Bacci, medico e filosofo nativo di Sant'Elpidio (un comune delle Marche). In tempi più recenti, Mario Soldati nel suo capolavoro Vino al Vino ci racconta che, durante uno dei sui viaggi in giro per l'Italia alla ricerca di "qualche vino", si imbatte in una bottiglia di Vino Cotto di sessanta anni!

 

 

 

La produzione di questa tipologia di vino, tipicamente marchigiana, è descritta dall'ingegner Cimìca (proprietario della bottiglia di cui sopra) nelle pagine di Mario Soldati: "Si usano tutte le uve, pregiate e non pregiate, mescolandole senza guardare per il sottile ... Si mescolano, e, prima ancora che cominci la fermentazione, si bolle questo uvaggio in una grande caldaia di rame, da cinque, sei, sette ettolitri. Si lascia bollire per circa sei ore, badando continuamente, con un'enorme "schiumarola" a ripulire il vino dalle impurità che si vengono formando e che via via risalgono alla superficie. Sei ore è il tempo normale. Ma, in ogni caso, si attende che il volume del mosto, bollendo, si sia ridotto di un terzo. Tale mosto, allora, viene chiamato "rinterzato". Lo si lascia fermentare nelle botti per dieci, quindici giorni. Un grande imbuto, ficcato nella botte, favorisce le esalazioni nocive. Prima che si possa bere, occorrono almeno sei mesi. Ma la grande particolarità del Vino Cotto consiste nella sua attitudine ad invecchiare. E' sempre buono: col tempo, sempre più buono."

 

 

 

Presa la vecchia bottiglia dalla "nicchia del sancta sanctorum", l'ingegner Cimìca la fa assaggiare al nostro Soldati, che così commenta: "Lo trovo, come vino da dessert, ottimo. Di un bel colore rosso mattone a riflessi di oro cupo, il sapore strano, affumicato e ruvido della sua moderata dolcezza corregge ed evita quella dolcezza vischiosa e a volte nauseabonda di tanti passiti o "marsalati". C'è qualcosa di affascinante, di profondamente rustico e montano, nel Vino Cotto".

 

 

 

Grazie a Emanuela Tiberi, ho avuto anch'io occasione di assaggiare una bottiglia (anno 2004) di Vino Cotto... quello prodotto dal papà ed invecchiato 10 anni: il suo preferito! Che mi ha ammaliato con i suoi sentori speziati e di frutta secca, prugna, fichi, datteri e nocciole... e con il suo gusto che ricalca quello descritto anni fa (era l'autunno del 1970) dal Soldati.

 

 

 

Sull'etichetta della bottiglia si legge "Vino cotto stravecchio marca occhio di gallo", in quanto i nonni di Emanuela dicevano che il Vino Cotto, per essere buono, deve avere il colore dell'occhio del gallo.

 

 

 

Così ancora oggi, come un tempo, sulle colline di Loro Piceno da uve Verdicchio, Trebbiano, Montepulciano e Sangiovese, coltivate su terreni argillosi a oltre quattrocento metri sul livello del mare, si ottiene un mosto che viene cotto e invecchiato in botti di legno come da tradizione centenaria tramandata da padre in figlio.

 

 

 

Azienda Agricola Tiberi David
62020 Loro Piceno (MC)
Via Vignali Bagnere, 5/A
Tel. 3472949426
email: tiberi@vinocotto.org
http://www.vinocotto.org/

 



domenica 1 dicembre 2013

Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Superiore 2011 Antonio Canestrari


Tipo di Vino:             Bianco
Uve:                           Verdicchio
Titolo alcol.:              14,5%
Fascia di prezzo:       14 euro
Giudizio Enoitaca:    3 - 4 anfore

Dal vivace colore giallo paglierino con riflessi oro-verdolini, non è particolarmente prodigo al naso, dove cede tenui sentori floreali e agrumati, oltre a cenni di erbe aromatiche; si presenta, invece, intenso all'assaggio, sfoggiando una grande acidità e sapidità; emerge, infine, la nota alcolica ad asciugare la bocca.

Delicato al naso quanto irruente al gusto... è un vino di sicura personalità!

domenica 16 dicembre 2012

Vernaccia di Serrapetrona DOCG Dolce – Alberto Quacquarini


Tipo di Vino:             Spumante Dolce
Classificazione:         Denominazione di Origine Controllata e Garantita
Uve                          Vernaccia Nera
Vinificazione:            Tripla fermentazione
Titolo alcol.:              13%
Fascia di prezzo:       11 euro
Giudizio Enoitaca:    3 anfore

La Vernaccia Nera è un vitigno a bacca rossa, coltivato in una ristretta zona preappenninica della provincia di Macerata, e deriva il nome dal latino “vernaculum”, che significa “del luogo”.
Da questo vitigno si ottiene un raro spumante rosso, prodotto in versione Secco o Dolce, attraverso un metodo piuttosto peculiare, che prevede tre successive fermentazioni: dopo la raccolta, una parte delle uve è vinificata in ottobre, mentre un’altra parte è posta in appassimento per tre mesi ed una volta pigiata, il mosto ottenuto, che può essere anche fatto prima fermentare, si aggiunge al primo vino, provocando un’ulteriore fermentazione; la terza fermentazione di presa di spuma con metodo Martinotti-Charmat lungo ci dona, quindi, quella che è considerata una delle “perla dell’enologia marchigiana”.

Dal colore rosso rubino con una vivace spuma rosa, si presenta al naso con un bellissimo profumo, che ricorda frutti di bosco e spezie orientali; all’assaggio la dolcezza non è eclatante, mentre si fanno notare struttura e aromi di bocca; da servire non troppo freddo (intorno ai 12°C) per esaltare il profumo e smorzare il fin di bocca amarognolo tipico del vitigno.
Si sposa bene con crostate di frutta rossa, pasticceria secca o, magari, gustose sfogliatelle.

Sito Web dell’Azienda Vitivinicola: http://www.quacquarini.it/

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